L’Italia via dall’Afghanistan

PIERO DI SIENA

E’ difficile vincere l’amara sensazione che le vite dei soldati italiani perdute in Afghanistan, nei giorni e nei mesi passati, abbiano costituito un inutile sacrificio. La verità è che questa guerra, che non avrebbe mai dovuto iniziare e che dura da quasi dieci anni, è diventata un pantano senza via d’uscita. Il paese è in gran parte di nuovo sotto il controllo dei Talebani e soprattutto nessuno si è veramente impegnato a capire come rompere il patto che tiene questi legati ad Al Qaeda.

Che bisognerebbe ritirarsi l’ha capito Obama, che pure in campagna elettorale aveva barattato il ritiro dall’Iraq con un rinnovato impegno militare in Afghanistan. Al fondo l’hanno capito anche i nostri governanti di destra. Solo che non sapendo come fare si sono inventati – forse anche per coprire la richiesta di bombardamenti a tappeto  avanzata da La Russa – una graduale “exit strategy” che servirà solo ad allungare il conflitto di almeno altri quattro anni.

L’Italia dovrebbe prendere il coraggio a due mani e lasciare immediatamente l’Afghanistan, ricucendo lo strappo che da troppo tempo è stato fatto all’art.11 della Costituzione. Del resto solo un atto unilaterale così forte da parte di uno dei paesi impegnati nel conflitto potrà sollecitare una  discussione vera tra i paesi occupanti e impegnarli a trovare vie di uscita effettive e efficaci.