Una forza politica del “nuovo socialismo” per unire e rinnovare la sinistra italiana

“Nuovo Socialismo” : una proposta unitaria per la sinistra.

SIRIO CONTE

Tra l’estate 2001 e l’estate 2003 il paese è stato attraversato da una straordinaria mobilitazione politica e sociale che ha coinvolto milioni di persone. Infatti dalle drammatiche giornate del G8 si avviava, subito dopo la vittoria di Berlusconi alle elezioni del giugno 2001, un durissimo biennio caratterizzato da un ampio e articolato fronte di lotta che vedeva insieme il movimento contro la globalizzazione autoritaria e per la pace, il movimento per la democrazia ed i diritti con i cosiddetti “girotondi”, il movimento dei lavoratori guidato dalla Cgil.Genova, Perugia, Roma, Firenze sono state fra le città che hanno visto le più grandi manifestazioni della nostra storia.
Per i DS la sconfitta elettorale non comportò un’analisi approfondita sull’esperienza del governo dell’Ulivo e sulla società che si presentava alle soglie del nuovo secolo. A l contrario il congresso di Pesaro fu essenzialmente un’operazione interna per ridefinire, e confermare, i rapporti di potere nel partito. La stessa relazione con i movimenti (con ancora fresco l’eco di Genova e la rottura dell’unità sindacale tra i metalmeccanici) e le questioni da essi poste non venne affrontata nei termini effettivi, ma come un’occasione di polemica interna.

Ma la portata del sommovimento che stava scuotendo la società italiana era più vasta di quanto considerato dal gruppo dirigente dei DS. Per la prima volta da anni insieme al movimento dei lavoratori (con un ruolo decisivo della CGIL) scendevano in piazza sia l’area sociale direttamente investita dai processi di flessibilizzazione e precarizzazione indotti dalla globalizzazione neoliberista (un peso rilevante lo hanno avuto le giovani generazioni), sia quel ceto medio “riflessivo” (come è stato acutamente definito e che vedeva in primo piano l’intellettualità di massa) particolarmente attento alle tematiche delle regole calpestate e degli spazi di libertà sempre più limitati da un governo di destra che via via (Genova prima, leggi antiprocessi poi) sta per assumere i contorni di un regime.
Proprio l’ampiezza della mobilitazione sociale, con la conseguente critica ai gruppi dirigenti dell’opposizione di centro sinistra (rifondazione compresa) poneva, principalmente ai Ds, il tema di una modifica della linea politica, o almeno di alcuni aspetti, senza però che questo potesse porre in discussione strategia ed assetti organizzativi del partito. In particolare si faceva sempre più difficile il mantenimento di un contrasto con la CGIL e la linea espressa dalla maggioranza dei lavoratori, proprio nel momento in cui il governo, con il “patto per l’Italia” puntava alla rottura dell’unità sindacale ed alla marginalizzazione della principale organizzazione dei lavoratori. La scelta di non andare ad una divisione con l’Italia che si mobilitava ed anzi di cercare una interlocuzione, si sarebbe rivelata vincente alle elezioni amministrative parziali del 2002 prima e del 2003 poi.
Eppure oggi la sinistra italiana (così come quella europea) si trova ad affrontare una sfida di proporzioni gigantesche. Sul terreno internazionale l’esito prevedibile della guerra in Iraq, con le insormontabili difficoltà per gli USA, segna lo stato di crisi del sistema mondiale fondato (dopo il crollo dell’URSS) sul predominio Nordamericano. La proliferazione delle guerre in questo decennio non solo ha creato una catastrofe umanitaria con milioni di morti, ma non è servita ad una stabilizzazione sia pur momentanea. Di concerto si è rafforzata la tendenza USA a farsi finanziare lo spaventoso deficit dal mercato mondiale, con lo strapotere militare come unica garanzia. Allo stesso tempo aumenta da parte dell’amministrazione Bush il disprezzo verso ogni tentativo di affrontare le grandi questioni mondiali con un minimo di regole e politiche concertate.
La crisi ambientale, il debito che strangola il Terzo Mondo, la stagnazione economica, l’assenza di un diritto internazionale sono fra i fondamentali temi all’ordine del giorno e dimostrano come fallaci fossero le teorizzazioni di fine della storia e l’apologia delle magnifiche e progressive sorti del capitalismo trionfante. Anche a sinistra le sirene del Blairismo sono ormai giunte al capolinea e si affaccia drammaticamente la necessità di una nuova strategia del socialismo, anzi di un vero e proprio Nuovo Socialismo.
Nel nostro Paese ci troviamo ad affrontare una fase di vera e propria crisi economica, sociale e politica. Alla propria incapacità di governo, il centro destra risponde con una nuova offensiva su più fronti. Mentre cresce sempre più il disagio della popolazione rispetto alle concrete condizioni del vivere quotidiano (l’inflazione fuori controllo, l’impoverimento di sempre più ampie fasce sociali, l’insicurezza delle città, la precarizzazione del lavoro, l’abbassamento del livello delle prestazioni sociali, lo stato del sistema informativo) si risponde inasprendo l’attacco alle fondamentali conquiste sociali (pensioni, scuola, sanità) e (dopo aver “regolato” le proprie pendenze giudiziarie) provocando l’opposizione con il caso “polverone” di Telekom Serbia.
A partire da queste questioni occorrerebbe ridare slancio all’opposizione e creare una effettiva unità d’intenti che possa costituire la base per la coalizione alternativa a questo governo e che possa battere il centro destra già nei prossimi appuntamenti elettorali e poi nelle elezioni del 2006. Da questo punto di vista non convince la proposta Prodi-D’Alema se ripropone una sorta di partito unico (o di lista) del centrosinistra. Sia perché rimarrebbe la logica coattiva, fondamentalmente antidemocratica, che è stata alla base della torsione maggioritaria del sistema politico italiano. Sia perché caratterizzerebbe l’esito della transizione italiana con la scomparsa dell’autonomia politica del Movimento Operaio (e proprio in una fase in cui se ne avverte il maggiore bisogno) dentro un calderone interclassista dove forte sarebbe l’egemonia culturale e politica della borghesia progressista e di un ceto politico ormai ad essa omologato, con solo un’appendice massimalista e marginale rappresentata da Rifondazione.
La necessità di una ridefinizione del quadro politico nel centrosinistra riguarda invece non tanto una ipotetica semplificazione riduttiva, quanto invece una chiarificazione di identità, prospettive e contenuti. Per questo invece si tratta di ragionare su diverse opzioni politiche, le quali però, lungi dal creare una tensione fratricida, restano nell’ambito del centrosinistra, del suo allargamento (prc e Di Pietro), del suo radicamento nella società (il rapporto con i movimenti). Perciò se diventa così comprensibile la proposta di un soggetto unitario di impostazione democratica che raccoglie matrici sia laiche che cattoliche, è altrettanto legittimo lavorare ad una proposta di percorso unitario a sinistra.
Un soggetto politico che abbia l’obiettivo di ricomporre la sinistra e ricucire quella frattura nel Movimento Operaio che caratterizzò l’inizio del secolo scorso. Una formazione di taglio federativo ed una proposta politica che, a partire da un radicamento nel mondo del lavoro, si apra alle tematiche della contemporaneità: l’ambiente, la pace, la democrazia, il femminismo, la solidarietà. Proprio per questo diventa una proposta che non mira unicamente a rinverdire tradizioni, ma che si installa profondamente nella prospettiva. Ed al tempo stesso una proposta che non rimane relegata nell’ambito nazionale, ma che punta a conferire al Partito del Socialismo Europeo, luogo naturale di un partito d’ispirazione socialista, un ruolo di protagonista di una riscossa che investe l’intero continente.
Una formazione politica che si richiami ad un Nuovo Socialismo può essere senza dubbio il soggetto nel quale riversare il meglio dell’esperienza dei Ds e che può fungere da catalizzatore di forze ed energie che si sono misurate in questo indimenticabile biennio con la partecipazione e la lotta. In ogni caso è questa una proposta da avanzare a tutta la Sinistra per fare avanzare la Sinistra tutta.