Sulla attività dell’Ars: cinque anni per l’autonomia critica della sinistra e l’unità delle forze democratiche

Documento presentato all’assemblea congressuale dell’Ars il 7 febbraio 2004

L’Associazione per il rinnovamento della sinistra (Ars) è nata nel 1998 per iniziativa di donne e uomini che avevano in comune un atteggiamento critico verso il modello sociale capitalistico dominante, accompagnato dal rifiuto di posizioni nostalgiche, e che venivano, per lo più, da una pratica politica legata alla sinistra storica italiana, sia come iscritti, sia non più – o mai – iscritti ai partiti.
Il fattore immediato che portò alla nascita dell’associazione fu il manifestarsi della tendenza alla rottura della coalizione elettorale che si era formata con l’Ulivo per le elezioni del ’96, attraverso l’accordo per la “desistenza” con Rifondazione comunista, un accordo che non si era mai evoluto nella direzione di una vera e propria coalizione politica. Le tendenze alla divaricazione e poi alla rottura, che effettivamente si verificò portando alla caduta del governo Prodi, testimoniavano differenze programmatiche profondissime, innanzitutto a sinistra. Veniva così alla luce la fragilità estrema che aveva caratterizzato il cambiamento della sinistra dopo la catastrofe dell’89, e che per la verità ha accompagnato l’intera fase di crisi e mutamento del sistema politico italiano nel passaggio alla cosiddetta “seconda Repubblica”.

Il primo obiettivo che si dette l’Ars, fu quello della ripresa del dialogo per la definizione di un programma comune della sinistra, quale elemento essenziale per ricostruire su basi più solide una coalizione democratica capace di affermarsi e governare. Questa ricerca, e questo offrirsi come uno dei non molti luoghi di confronto aperti in quella fase a tutte le forze della sinistra, fu strettamente accompagnata dal proposito di riandare alle fondamenta della crisi della sinistra, dopo che si erano manifestate troppe vacue abiure nell’ambito della sinistra più moderata, nata dalla eliminazione del Pci, e altrettanto vacui atteggiamenti nostalgici in settori delle formazioni che si ritengono alternativi al moderatismo.

Oggi, dopo la sconfitta elettorale del 2001 e dopo la stagione dei movimenti, la ripresa di un dialogo nella coalizione di centro sinistra e di questa con i movimenti ha provato la validità del primo obiettivo che l’associazione si era data e la validità del suo impegno volto a tenere aperto il dialogo tra le diverse parti della sinistra anche nei momenti di più aspra contrapposizione.
L’Ars rifiutò la logica delle “condanne” unilaterali dopo la rottura del ’98, promosse uno sforzo unitario contro il ricorso alla guerra in Kossovo, quindi in Afghanistan, dopo l’attentato a New York dell’11 settembre 2001, e infine contro la “guerra preventiva” in Iraq.
L’Ars ha seguito con grande interesse lo sviluppo del movimento no e new global, sin dal suo manifestarsi a livello internazionale (Seattle), ha contribuito al suo formarsi in Italia partecipando alle manifestazioni di Genova per il G8 (e a quelle successive), ai forum di Porto Alegre, Firenze, Parigi. Ha partecipato alla battaglia sindacale per respingere l’attacco all’articolo 18, e ha cercato anche di tenere aperto il dialogo tra posizioni diverse nella vicenda del referendum per l’estensione dei diritti dei lavoratori.
Oggi, insieme ad una ripresa, pur tra molte contraddizioni, dello sforzo unitario tra le forze del centrosinistra, si manifesta anche una prima ricerca di una base programmatica comune tra le forze della sinistra che non accettano la logica – sposata dalla sinistra moderata – della piena accettazione del sistema dato.
Il lavoro di ricerca sui nuovi fondamenti teorici e etici per una politica della sinistra – un lavoro che, ovviamente, non può mai essere considerato concluso una volta per tutte –, ha conosciuto qualche tappa significativa.
Alla base del primo congresso dell’Ars fu posta l’esigenza di un superamento della cultura e della pratica politica della sinistra novecentesca, inficiate dall’idea del conseguimento del potere come scopo supremo e unico, anche attraverso l’uso della violenza come accadde per la tendenza comunista che si staccò dalla socialdemocrazia russa. L’uso dei meccanismi della legalità democratica nel caso delle socialdemocrazie e dei P.C. occidentali non ha mutato la concezione della finalità della politica, pur nella drastica distinzione che vi è tra sforzo per la conquista democratica del governo e ricerca di un potere assoluto e incondizionato, come accadde per i comunisti russi. Le conseguenze di questa visione sono state il totalitarismo e l’autoritarismo statalistico e burocratico nell’Urss e nei suoi paesi satelliti. Nei paesi occidentali i compromessi sociali basati sul welfare si sono accompagnati ad uno statalismo neocapitalista.
Hanno nuociuto alla sinistra novecentesca italiana uno storicismo e un machiavellismo spesso deteriori che ha portato a forme di relativismo etico inaccettabili, la scarsa conoscenza o il rifiuto delle scienze umane, e, di conseguenza, la relativa sordità di fronte all’irrompere dei nuovi movimenti sociali e culturali che hanno segnato la fine del secolo passato: la rivoluzione femminile, i movimenti ecologisti e antiautoritari, il nuovo pacifismo della non violenza.

L’esigenza di superare questa eredità, raccogliendone però il filone critico che portò alle scoperte e alle elaborazioni migliori, ha avuto in occasione del secondo congresso dell’Ars un ulteriore sviluppo. Nelle note elaborate allora per la discussione si trovano ulteriori approfondimenti, in particolare, sulla opera di inveramento delle precondizioni irrinunciabili della democrazia, spesso ignorata nell’azione delle sinistre. La scelta democratica presume i diritti politici ma l’esercizio di questi, per essere pieno, presume condizioni per il cui ottenimento specialmente nacque la sinistra storica: diritto all’informazione e diritto alla conoscenza innanzitutto. In quella occasione si cercò anche di dare una lettura del mercato quale luogo di conflitto e di relazione complesso. In cui la riaffermazione del valore del lavoro e il riconoscimento del conflitto si arricchiscono nel riconoscimento di tutti i desideri e i sentimenti delle donne e degli uomini impegnati nella produzione e nel consumo, al di la della riduzione a bruto dominio economico che ne fa la cultura neoliberista dominante.

Nel cammino che ha condotto l’Ars al nuovo appuntamento congressuale l’impegno dell’Associazione si è concentrato soprattutto su questi temi e obiettivi:

– La necessità di una “rifondazione” della sinistra, e della politica stessa, basata sulla scelta per la pace e la non violenza. Da qui la critica alle posizioni della sinistra europea che hanno invece aderito alle logiche della guerra “umanitaria”, senza che nel suo complesso l’Europa riuscisse a esprimere una politica incisiva prima di tutto per arrestare il conflitto mediorientale nella sua radice palestinese. Lo sviluppo della scena bellica internazionale ha ampiamente dimostrato la sciagurata infondatezza delle tesi sulla “guerra umanitaria” che poi è divenuta nella dottrina dei neoconservatori Usa “guerra preventiva” contro il terrorismo. Le politiche per lo sviluppo e la pace anche come strada maestra per combattere i fondamentalismi e il ricorso alla violenza terroristica non hanno alternativa. L’uso della forza può essere concepito solo nel quadro di azioni di polizia internazionale legittimate dalle Nazioni unite, e nel quadro di un diritto internazionale fondato sui principi costitutivi della Carta delle Nazioni unite. (Oltre all’attività ordinaria e alle iniziative di sezioni locali dell’Ars ricordiamo i convegni nazionali sulla “Sinistra Europea e questione israelianao-palestinese”, “La Jugoslavia un anno dopo la guerra”).
– La “rifondazione” della sinistra e della politica richiede una nuova coerente visione della democrazia, oggi ridotta per lo più a una “democrazia del denaro”, in cui il potere dei facoltosi è infinitamente più forte e strutturato di quello delle classi medie e dei poveri. Strati sociali tra i quali – nei paesi democratici “più avanzati” e retti da sistemi politici tendenzialmente bipolari, con sistemi elettorali maggioritari – si diffonde sempre di più la pratica dell’astensionismo elettorale. La stagione dei “referendum” elettorali ha determinato una tendenza simile anche in Italia, alla quale bisogna reagire rifondando cultura e pratica dei partiti politici sopravvissuti o originati dal tracollo della “prima Repubblica”. Anche per questo l’Ars ha sostenuto un ancoraggio al proporzionale – opportunamente corretto secondo il modello tedesco – per eliminare le distorsioni attuali e dare maggiore ricchezza e libertà alla rappresentanza. (Oltre alle iniziative unitarie e a quelle locali assunte con altre associazioni ricordiamo gli incontri che hanno preceduto il rifiuto della abolizione del residuo proporzionale nella legge elettorale).

– Infine l’Ars ha lavorato sul tema del lavoro, raccogliendo anche sollecitazioni e proposte venute dalla FIOM, impegnata in una difficile battaglia perché non venga svuotato il sistema della contrattazione nazionale e perché venga affermato il potere decisionale democratico dei lavoratori sulle scelte contrattuali. La sinistra non avrà una nuova storia se non reinventerà la propria capacità di riconoscere i mondi del lavoro, e se non saprà unire in questa visione la consapevolezza della forza con cui negli ultimi decenni sono maturate idee e comportamenti nuovi sul terreno delle libertà.
Da questa consapevolezza era nata anche l’attività di confronto e di elaborazione attorno al progetto di lanciare un nuovo movimento politico, capace di riempire il vuoto che si è creato a sinistra tra le tendenze più moderate e quelle “antagoniste”, nel nome e nel segno del lavoro e della libertà. Con l’obiettivo generale di contribuire alla difesa e alla crescita di una forza autonoma della sinistra, quale elemento indispensabile alla definizione di una coalizione democratica in grado di competere con il centrodestra, di batterlo elettoralmente, e di assicurare al paese un governo capace di lavorare seriamente per il mutamento, senza ripetere gli errori del recente passato. (Oltre alle numerose iniziative locali ricordiamo in particolare i due convegni nazionali di Milano su “Idoli infranti” e “Nuovi idoli” dopo i crolli e gli scandali industriali e dopo la restaurazione neoconservatrice negli Stati Uniti).

Il nuovo appuntamento congressuale dell’Ars ha il compito di verificare criticamente questo percorso, e di indicare le strade in cui esso può proseguire nel contesto delle mutate condizioni politiche dell’Italia e del mondo. Il congresso si propone anche di rafforzare la funzione culturale della Associazione lanciando l’idea di una fondazione che raccolga tutti coloro che sono interessati ai temi fondativi di una nuova sinistra autonoma europea e italiana, capace di una aggiornata critica al sistema economico-sociale dominante e capace di attitudine e proposta di governo.

N.B. Molti dei materiali cui si fa riferimento in queste note sono stati pubblicati dalla rivista “Critica Marxista” i cui sommari (dal 1998 in poi) sono sul sito internet www.criticamarxista.net., così come molti documenti, articoli, interventi e resoconti si trovano nel sito dell’Ars, www.arsinistra.it

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AUTONOMIA DELLA SINISTRA UNITA’ DEMOCRATICA

Il documento della presidenza dell’Ars per la discussione in vista della II assemblea congressuale

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Per una sinistra critica e autonoma, capace di una nuova cultura di governo

Relazione all’assemblea congressuale dell’Ars, tenuta a Roma 7 febbraio 2004

ALDO TORTORELLA