Lodo Alfano: le buone ragioni della Consulta

GIUSEPPE CHIARANTE

La sentenza della Corte Costituzionale che ha bocciato come illegittimo il lodo Alfano assume un rilievo che va oltre il caso specifico preso in esame, perché riafferma il valore fondamentale di un pricipio che è alla base di uno Stato democratico, quello della piena eguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge. Non ha alcun valore, a questo riguardo, l’obiezione di quegli esponenti di destra che si sono affrettati a controbattere che vi sono sistemi democratici, come quello francese, che prevedono particolari garanzie, nel caso di procedimenti giudiziari, per chi ricopre alte cariche dello Stato. Proprio l’esempio francese, in realtà, dimostra il buon fondamento della sentenza della Consulta.
Infatti la tutela prevista, in Francia, per il Presidente della Repubblica, si inquadra nel complesso delle regole e dei pesi e dei contrappesi tipici del’ordinamento costituzionale di una repubblica presidenzialista.
Ben diverso è il caso dell’Italia: che non ha certo cessato di essere una Repubblica parlamentare, ben definita dalla Costituzione del ’48, solo perchè nei primi anni novanta è stato introdotto un sistema elettorale maggioritario con indicazione nazionale del candidato alla Presidenza del Consiglio. Giustamente, perciò, la Consulta ha rilevato che un mutamento quale quello previsto dal lodo Alfano avrebbe potuto essere introdotto solo con una legge di revisione costituzionale.