Dopo il 20 ottobre, alcune riflessioni

ALDO TORTORELLA

Ha detto bene Marco Revelli (il manifesto, 26 ottobre) sull’insegnamento da trarre  dalla lezione della grande manifestazione del 20 ottobre. Constatato che c’è, che vuole esserci, che ha “volontà e corpo” un popolo di sinistra, bisogna anche vedere che la sinistra da costruire “o sarà diversa da tutte quelle esistite sinora o non sarà”. C’è qualcosa da far subito (l’intesa tra le sinistre esistenti, la costruzione di liste comuni per le prossime scadenze elettorali), c’è da metter mano a un lavoro di lunga lena per “rivisitare criticamente” e radicalmente un patrimonio culturale, c’è un lavoro sociale basato sul racconto e sull’ascolto da condurre. Benissimo. Ma se le cose stanno così, come a me sembra, le scorciatoie non servono. Ha ragione Valentino Parlato (il manifesto, 27 ottobre) che non bisogna avere paura delle elezioni. Ciò deve essere vero sempre. Ma chi deve staccare il respiratore al governo? Sembrano intenzionati a farlo alcuni centristi. All’opposto il dovere della sinistra – come sta cercando di fare – è quello di richiamare agli accordi presi e, ancor di più, fare essa stessa molto di quello che non ha fatto e invece può fare. Innanzitutto non si deve lasciare in mani improprie  la bandiera del risanamento dello Stato e della politica. Molte delle scelte in materia economica sono assai poco libere dato che la sovranità nazionale è, come si sa ben limitata: multinazionali, decisioni “imperiali”, Europa segnano margini stretti. Non vederli, sarebbe pura assurdità. Il che non vuol dire che non c’è  niente da fare in questo campo. Precarietà e valori stanno al primo posto. Ma c’è da muoversi insieme e con determinazione per ridare credibilità alla politica. Anche dentro la sinistra c’è da scuotere le cattive abitudini, le passività, i silenzi, il timore di perdere voti se si  dicono spiacevoli verità, se si denuncia e si corregge, come dal governo si può fare, lo spreco di denaro pubblico. Non è vero che, come sembra credere qualcuno, è più semplice dall’opposizione costruire una sinistra nuova. Dall’opposizione, spesso, è facile spararle grosse in direzione sbagliata e con poco costrutto, così come, dal governo, è facile cadere nell’opportunismo: e viceversa. La strada è quella di stare dentro la realtà: ed è ben reale il disgusto per tanta politica maleodorante. Ogni soldo pubblico speso male è un’offesa a chi non ha. Ecco un campo di azione urgente. Qualsiasi sinistra nuova la si giudicherà innanzitutto dalla sua  pratica quotidiana.