Documento Politico della VII ASSEMBLEA CONGRESSUALE ARS

La crisi economica globale è stata tamponata, ma non risolta. L’Europa si trova sull’orlo di una situazione ingovernabile. L’effetto che la crisi provoca tra i gruppi dominanti e i ceti privilegiati, ma anche tra vasti strati popolari, è quello di una diffusa paura. In assenza di una forte e credibile proposta alternativa da parte delle sinistre europee, la paura può spingere e in effetti spinge verso destra, cioè verso una ulteriore pressione sui diritti e le retribuzioni dei lavoratori dipendenti, mentre i risparmi del ceto medio, vengono duramente falcidiati.

Entro questa realtà, in Italia il rinnovato sovversivismo delle classi dominanti trova la sua maggiore espressione nel ruolo svolto dalla maggior parte delle forze di governo, comprese quelle dell’attuale presidente del consiglio dei ministri. È apertamente dichiarato l’obiettivo di giungere al decisore unico, alla prevaricazione del potere esecutivo sul legislativo, al controllo della magistratura, ad una ancora più netta contrazione della libertà di stampa, cioè ad una esplicita involuzione autoritaria. Questa tendenza determina però, anche una diffusa preoccupazione che giunge a manifestarsi anche nel maggiore partito di governo, il PdL, attraversato da uno scontro interno difficile da ricomporre, nonostante il successo nelle regionali dalla coalizione di destra. È stata una divisione reale nel modo di concepire la funzione stessa della destra.

Anziché di esercitare una funzione di stimolo per una alternativa democratica alla destra, la sinistra esclusa dal parlamento è in frantumi e ridotta alla insignificanza, mentre la opposizione parlamentare, e in primo luogo il PD, appare incerta e divisa sulla strada da seguire.

Il primo dovere di chi si colloca a sinistra è quello di contribuire ad invertire la tendenza ad una stretta autoritaria lavorando per una coalizione democratica capace di dare una alternativa economica e sociale al Paese nel rispetto della Costituzione e di un’etica pubblica decente. In tal modo, se la crisi politica della maggioranza dovesse precipitare, ciò renderebbe più facile la convergenza di tutte le forze fedeli alla Repubblica, che è cosa diversa e più ampia di una alternativa di governo.

I problemi dell’Italia, tuttavia vengono da lontano. Essa si trova al centro di una quadruplice crisi: insieme con l’attacco alla democraticità delle istituzioni, si manifestano una questione morale mai risolta oggi evidente per intero nella sua gravità, una crisi sociale resa drammatica dagli effetti della crisi globale in Europa e nel nostro paese, una rinnovata questione nazionale con un nord percorso da fenomeni di arroccamento xenofobo per difendere il benessere conquistato e un sud quasi per intero preda di una vorace borghesia intrecciata con una potente criminalità. Non era mai accaduto come sta accadendo con questo governo e questa maggioranza che le classi dominanti costituissero le proprie fortune sul degrado estremo e sulla divisione del paese.

In questo quadro dovrebbe essere avvertito come un dovere nazionale la necessità di una sinistra unita e rinnovata, capace di avviare il processo di costruzione di un nuovo soggetto politico della sinistra italiana, che ridia autonoma rappresentanza al mondo del lavoro, affondi le sue radici innanzitutto negli strati popolari, lavori per il risanamento della politica e per una coalizione riformatrice contro la destra. Quanto più tarda la costruzione di una siffatta forza di sinistra, tanto più sarà difficile il risanamento della democrazia italiana. L’Associazione per il Rinnovamento della Sinistra ritiene che ciò possa avvenire nel vivo di una azione politica e sociale che abbia al centro quattro temi essenziali:

1) Una lotta per un piano del lavoro basato su investimenti finalizzati ad uno sviluppo ecocompatibile, alla innovazione produttiva, alla ricerca pura e applicata e che abbia il suo fondamento in una severa lotta nazionale contro l’evasione fiscale, nello spostamento del peso fiscale dal lavoro alla rendita, in una azione europea contro i paradisi fiscali e contro gli intollerabili abusi del sistema finanziario a danno della comunità dei cittadini. In questo quadro, è possibile porre con forza la esigenza di un blocco temporaneo dei licenziamenti e il superamento del precariato come condizione generale del rapporto di lavoro per le giovani generazioni il che chiede anche la riproposizione dell’obiettivo della riduzione generalizzata dell’orario di lavoro. Una tale azione deve poggiare sul sostegno dei lavoratori e dunque sulla esigenza posta dalla FIOM di una piena democrazia sindacale e della validazione dei contratti di lavoro da parte dei lavoratori.
2) La battaglia per un nuovo modello di sviluppo si sostanzia oggi, contemporaneamente, con un netto rifiuto del ritorno al nucleare e una nuova concezione sociale fondata su una rete di beni comuni, a partire dall’acqua (su cui l’ARS ribadisce l’impegno referendario) per arrivare a sanità, istruzione, diritto a un reddito minimo per tutti e per tutte. È ovvio che un nuovo tipo di sviluppo non può avvenire entro una Nazione sola. La esigenza di una nuova costruzione europea si fa più evidente. La sinistra dovrebbe essere impegnata a sostenere la urgenza di una Costituente europea.

3) Un risanamento della politica che sia sostanziato dalla affermazione della sua funzione di indirizzo e di controllo e cioè dalla distinzione netta dalla gestione che è dovere di una amministrazione resa imparziale a norma di Costituzione e sottoposta alla verifica delle istituzioni e dei cittadini. Solo così sarà possibile avere gli strumenti necessari per la separazione piena dagli affari e dall’affarismo. E sarà possibile garantire il ritorno dei partiti al loro compito di organizzazione della partecipazione politica, da assolvere assieme all’associazionismo sociale, nel quadro di norme che garantisca la loro democraticità interna. La questione morale affonda le sue radici non solo in una indispensabile tensione etica ma anche in un diverso funzionamento del sistema a partire dalla lotta per la difesa della libertà dell’informazione perennemente minacciata dalla legge bavaglio e stabilmente colpita dal monopolio televisivo da parte delle forze di governo.

4) Un’azione tesa a ribadire la laicità dello Stato e i fondamentali diritti di uomini e donne insidiati da un ritorno nella politica della destra e nell’etica pubblica di tendenze integraliste lesive del principio di autodeterminazione della persona di fronte alle nuove frontiere che scienza e medicina pongono per la procreazione, la morte e la vita, temi su cui c’è una scarsa collaborazione a sinistra. Il dialogo tra credenti e non credenti chiede la ricostruzione di una comune convinzione secondo cui i principi della laicità dello Stato e della libertà di tutte e di tutti non sono materia di parte ma valori universali, chiamati a unificare e non a dividere.