25 aprile 2019: la Resistenza di oggi

25 aprile 2019: la Resistenza di oggi

Aldo Tortorella nell’anniversario della Liberazone a Porta San Paolo

 

Pubblichiamo la traccia del discorso tenuto da Aldo Tortorella – il partigiano Alessio – alla conclusione della manifestazione tenuta a Roma a Porta San Paolo.

Noi celebriamo quest’anno un 25 aprile molto diverso da quelli passati. 

Per la prima volta in tanti anni di storia della Repubblica, una parte intera del governo ha voluto disertare le celebrazioni di questo giorno della Liberazione con una motivazione fornita dal capo di questa fazione che mette sullo stesso piano fascismo e antifascismo come si trattasse della lotta tra opposte tifoserie in una partita di calcio. È, prima che una infamia, una bestialità, perché mette sullo stesso piano vittime e carnefici. 

Noi qui a Porta San Paolo, dove iniziò la Resistenza italiana nella comunanza tra popolo e forze armate, siamo a pochi passi dalla tomba di Gramsci, lentamente assassinato dalla carcerazione fascista. E fu barbaramente trucidato Matteotti: il capo fascista,  che se ne prese la responsabilità, meritava la galera solo per questo. Fu assassinato don Minzoni, il sacerdote di Ferrara simbolo di una profonda fede cattolica e perciò antifascista difensore della giustizia sociale. Furono assassinati Giovanni Amendola, liberale, i fratelli Rosselli socialisti liberali e, prima e dopo, lavoratori e lavoratrici, sindacalisti, intellettuali. Bande assassine incendiarono camere del lavoro e sedi dei quotidiani d’opposizione….. Con la complicità della monarchia e delle classi  dominanti, il fascismo si affermò con la violenza e il delitto.. 

E furono mandati a morire e a dare la morte in guerre d’aggressione centinaia di migliaia di giovani. In 20 anni di dittatura 10 sono stati di guerra: la guerra coloniale di Abissinia, vinta con l’uso criminale dei gas asfissianti, la guerra contro la repubblica spagnola a favore del fascismo franchista , l’aggressione alla Grecia, alla Francia, alla Russia sovietica scatenate tutte contro chi nulla aveva fatto contro di noi, e le ultime tre con il miserabile scopo di salire sul carro del presunto vincitore. 

L’equiparazione tra fascismo e antifascismo sarebbe dunque solo una nuova prova di una ignoranza abissale se questo figuro che l’ha detta non fosse un ministro della repubblica italiana, che ha giurato sulla Costituzione la quale proibisce la rinascita fascista.  E quell’equiparazione è il ragionamento iniziale dei nuovi fascisti per avvalorare poi la loro volontà di ritorno. Quella equiparazione equivale ad una esaltazione del fascismo, equivale a un reato. Commesso con lo scopo miserabile di ottenere i voti fascisti e con il proposito di imitarne la scalata al potere esclusivo.  

Rileggiamo dunque a questo ministro la motivazione della medaglia d’oro conferita a Roma per la lotta di liberazione su proposta della apposita commissione militare e consegnata ieri dalla ministra della difesa, esponente dell’altra parte del medesimo governo cui lui appartiene, motivazione che così conclude : “I partigiani, i patrioti, la popolazione tutta riscattarono l’Italia dalla dittatura fascista e dalla occupazione nazista”. Il riscatto da una dittatura e dalla svendita dell’Italia agli occupanti nazisti, questa fu la Resistenza!

La motivazione parla di Roma ma, mutando i nomi, vale per tutta l’Italia oppressa che si ribellava.  C’era un “nemico sanguinario e oppressore” da combattere e Roma lo contrastò “per 271 giorni con sofferenze durissime” e si citano insieme la battaglia di Porta san Paolo e il “martirio delle fosse Ardeatine e di Forte Bravetta”; il “rastrellamento degli ebrei” e le “temerarie azioni della guerriglia partigiana”; la “stoica sopportazione delle più atroci torture a via Tasso” e le “indiscriminate esecuzioni” giunte sino, bisogna aggiungere, alla strage delle donne sul “Ponte di ferro”  per un pezzo di pane strappato nell’assalto ai forni che rifornivano gli occupatori.

Era questa la conclusione di un regime che sopprimeva la libertà in nome dello spirito guerriero e di conquista suscitato e alimentato dal nazionalismo e dall’idea della superiorità dei bianchi, anzi degli ariani, con l’inimicizia verso tutti gli altri e l’odio razzista verso gli ebrei, verso i rom, oltre che verso tutti gli oppositori politici e morali. Il risultato fu lo scatenamento nazista con l’accodamento fascista della seconda guerra mondiale. Lutti infiniti, rovine immani, miseria e fame. 

I disertori del 25 aprile, e molti con loro, dicono che tutti i caduti sono da considerare moralmente uguali perché tutti caddero per il loro ideale. Ma questa è una falsificazione della verità.  Bisogna avere la medesima pietà per tutti i morti come noi antifascisti abbiamo. Ma ciò non vuol dire la dimenticanza dei torti e delle ragioni. C’è chi è morto per difendere o affermare la tirannide e chi è morto per instaurare la libertà.

Tuttavia dobbiamo chiederci come sia possibile che la reale consistenza del regime fascista e la sua catastrofica conclusione sia stata dimenticata da tanti. Certamente il tempo che passa affievolisce i ricordi. Ma non è solo per il tempo che vi è chi oggi rivaluta il fascismo. 

Ci fu un errore anche in noi vecchi, anche nelle forze democratiche più avanzate. Fu sbagliato considerare che la Resistenza fosse stato un lavacro della nazione. Si pensò che il disastro era stato così enorme che la lezione valesse per sempre. Non era così.  Permanevano nel fondo sentimenti ancestrali che il fascismo aveva saputo mobilitare: l’ostilità  contro i diversi per il colore della pelle, per la fede religiosa, per le tendenze sessuali,  permaneva il patriarcato e il maschilismo.

 Il razzismo non è cosa nuova ma ha radici antiche: per quasi due millenni gli ebrei sono stati definiti dai cristiani il popolo deicida e fin dai tempi della conquista dell’Africa e poi delle Americhe, i neri, gli indiani, gli indios sono stati considerati inferiori ai bianchi o schiavi dei bianchi… Solo alla metà dell’800 fu abolita la schiavitù negli Stati Uniti e ci volle una guerra civile per affermare la parità nei diritti, ma ancor oggi i suprematisti uccidono… I gay sono stati perseguitati per secoli, Oscar Wilde, ricordate?, patì la prigione… E i più non conoscono la verità scientifica che dice: le razze non esistono, il diverso colore della pelle non implica diversità razziale. siamo tutti egualmente della specie sapiens sapiens (sebbene i fascisti se lo dimentichino)… E le differenze sessuali non sono una colpa o una “malattia” o un capriccio…

E per ciò che riguarda il maschilismo e il patriarcato ancora oggi vi è chi pensa da noi e altrove – come mi disse qualcuno che era un onesto lavoratore – che tutti i guai sono incominciati quando si è venuta affermando l’idea della emancipazione femminile, della liberazione della donna. Le donne dovrebbero essere solo madri  e casalinghe, come una volta… Ma senza il lavoro femminile il mondo crollerebbe, e questa affermata superiorità maschile negli affari pubblici ha portato solo a un mondo di folle competizione e di guerre… si vorrebbe che le donne tornassero a subire, ma la loro rivoluzione è in atto… Non più la imitazione dell’uomo, ma la valorizzazoione della differenza e l’autorità femminile…..       

Nelle crisi gravi, quando i disagi economici colpiscono le classi lavoratrici e il ceto medio, le forze economicamente dominanti possono sempre fare appello ai preconcetti ancestrali per riversare sui “diversi” le loro colpe, per attaccare il “permissivismo” democratico, per contrastare l’avanzamento dei diritti civili, per alimentare il mito dell’uomo forte che tutto risolverà e per conquistare in tal modo le coscienze popolari. 

Ci fu sottovalutazione di questo permanente pericolo. Ma, oltre a ciò, ben presto iniziò una  campagna di denigrazione della Resistenza, di processi a partigiani spesso per atti di guerra e talora per delitti mai commessi cui si aggiunse una strisciante opera di rivalutazione del fascismo per ciò che aveva fatto nel tempo tra gli iniziali delitti e le criminali guerre. 

Un’opera di rivalutazione che ignorava il fatto che quel regime non unicamente nelle sue conclusioni disastrose ma in tutto il suo svolgimento fu fallimentare. Fu tale da lasciare in eredità non solo un paese distrutto ma terribilmente arretrato, un paese agricolo industriale quando questa fase era già stata superata da gran tempo altrove, un paese dove si insegnava con testi scolastici di stato, dove ogni apertura alle altre culture era vista con sospetto, dove gli studi universitari erano per pochi e patrimonio prevalente dei più agiati, dove il nazionalismo e le pretese imperiali nascondevano la indigenza e la miseria diffuse. 

Tuttavia, l’utilizzazione delle paure ancestrali verso i ”diversi” per colore della pelle, per tendenze sessuali, per differenze di fede religiosa  non avrebbe potuto essere così notevole come provano i sondaggi senza una responsabilità grave delle forze democratiche e di quelle che si dicono di sinistra. La responsabilità di avere ignorato i disagi crescenti a causa della crisi economica dovuta al corso economico neo liberista di cui anche la sinistra moderata era stata succube artefice. Le periferie sono state abbandonate, le sezioni dei partiti democratici scomparse, si credeva che bastassero le comparse televisive e la partecipazione ai poteri pubblici…E i problemi reali creati dalle migrazioni sono stati troppo spesso ignorati, il sindaco di Riace è stato lasciato solo, non si è denunciato a sufficienza il neo colonialismo che ha scatenato guerre come in Iran, in Siria, in Libia, non si è lottato per avere un grande piano dell’Europa e dei paesi ricchi per i paesi africani: la elemosina  dei pur migliori tra i capitalisti americani, come Bill Gates o Warren Buffet, non basta…

Guai a noi e alla democrazia se le forze più democratiche non comprendono i disagi economici e i sentimenti delle classi lavoratrici e popolari, se indulgessimo all’abitudine sbrigativa e sbagliata di dare del razzista a tutti coloro che non capiscono di essere trascinati in una guerra tra poveri in cui gli unici vincitori saranno i poteri del grande capitale e dei loro servitori…   

Se ci sono giovani che si volgono verso nostalgie fascistiche ciò accade sia perché si è voluto deliberatamente ignorare, in nome di una malintesa pacificazione nazionale, di insegnare la storia reale del nostro paese ma anche e soprattutto perché le giovani generazioni sono state le più penalizzate dalla crisi. Le cifre della disoccupazione giovanile soprattutto al sud sono paurose. E il lavoro precario, mal pagato, privo di tutele e garanzie prevale tra il giovani. Non c’è avvenire e non c’è speranza.  

Tra i giovani può avanzare l’ideologia che dice: il socialismo è fallito, la democrazia è fallita, facciamo piazza pulita, imbocchiamo una strada nuova tutta nostra. Solo i gruppi dirigenti ideologizzati sanno che la strada nuova è quella vecchia. Ciò che viene presentato ai giovani su cui si punta per farne dei quadri o dei seguaci delle formazioni neo fasciste o del populismo di estrema destra  è un misto di nazionalismo razzista (l’Italia umiliata da una democrazia succube, le aziende italiane vendute agli stranieri,  gli italiani sommersi dagli immigrati ecc) e di rivoluzionarismo di pseudo sinistra  (contro l’americanismo di facciata, confusione tra governo Netanyahu ed ebrei, misure di socialità ecc). Ezra Pound fu tipico di questa ideologia: pensando di essere un rivoluzionario antiborghese coprì le più atroci infamie naziste e fasciste.     

A chi rivendica la democrazia diretta contro la democrazia rappresentativa occorre ricordare che quando fu cancellata la democrazia rappresentativa in nome dei consigli degli operai e dei soldati, furono alla fine  esautorati i consigli, trionfò la burocrazia e questa si fece padrona.  E a chi esalta il nazionalismo come amor di patria bisogna spiegare che l’amore per il nostro paese fu quello della Resistenza che riscattò l’onore dell’Italia trascinato nel fango dal fascismo. L’amore per la propria terra è il contrario  del nazionalismo che predica l’inimicizia verso gli altri o, peggio, predica l’odio razziale. Non c’è amore per l’Italia se non c’è lo sforzo continuo di far vivere e rinnovare la nostra cultura nel dialogo con gli altri. Il nazionalismo sciovinista è stato causa di conflitti infiniti e di due guerre europee divenute mondiali.

L’Europa è stata fatta innanzitutto per garantire la pace. E coloro che vanno predicando, come fanno gli emuli di quello Steve Bannon cacciato persino da Trump, la ripresa degli antichi costumi – l’antifemminismo, la lotta contro i diritti civili delle donne e degli uomini, contro tutti i “diversi”, la chiusura in se stessi – vogliono soltanto farsi padroni, vogliono tornare alla dittatura delle classi dominanti in nome del populismo. Il populismo di Trump vuol dire meno tasse ai miliardari. E i Salvini nostrani vogliono la tassa piatta per sgravare i più ricchi.

Non è faziosità di parte ricordare che in questo mondo dove comandano i più ricchi, i padroni delle multinazionali, i petrolieri, quello che in sintesi si chiama il grande capitale, l’enorme accumulo di merci non ha risolto il problema della infinita miseria di miliardi di donne e di uomini, anzi ha esasperato la differenza abissale tra ricchi e poveri e ha creato un disastro ambientale che compromette le sorti dell’umanità…

Le basi del fascismo furono e sono nella tendenza autoritaria che le classi dominanti mettono in campo ogni  volta che vengano messe in discussione le basi del loro potere. Perciò si fomentano le paure antiche, la creazione di falsi nemici del popolo, l’ostilità verso il parlamento (tutti ladri, tutti imbroglioni…) per conquistare l’opinione comune. E oggi i mezzi di persuasione di massa e le comunicazioni in tempo reale rendono estremamente più facile formare le opinioni per chi ne ha i mezzi. Oggi Trump non ha bisogno di radunare le masse in piazza, può parlare tutti i giorni ai suoi seguaci, o anche più volte al giorno se lo vuole.

Ci vuole una grande battaglia culturale se non si vuole che la piaga si diffonda. Ma per combattere culturalmente bisogna contemporaneamente essere dentro i problemi reali delle persone. Non è sufficiente sostenere i sacrosanti diritti civili, bisogna occuparsi dei diritti sociali, stare vicino a chi è a disagio e a chi soffre. Bisogna farsi missionari dell’azione concreta contro le difficoltà quotidiane delle lavoratrici e dei lavoratori, dei penultimi e degli ultimi. Altrimenti nessuno ascolterà le nostre argomentazioni in difesa della democrazia. 

E ci vuole l’esempio. Ha ragione il presidente della Repubblica. La Resistenza fu un secondo Risorgimento e una rivolta morale. Un secondo Risorgimento perché vi parteciparono in prevalenza, diversamente dal primo, la classe operaia, i braccianti e i contadini, donne e uomini delle classi chiamate “subalterne”. E si dimostrò vincente perché fu unitaria. La rottura dell’unità antifascista nel mondo  e in Italia portò solo tensioni e lacerazioni, anziché un reciproco influsso e un reciproco miglioramento tra paesi diversi od opposti…

E fu una rivolta morale in nome della libertà ma, insieme, della giustizia sociale. Perciò quando si grida Resistenza ora e sempre come anche voi fate, bisogna sapere che non si rende solo onore al passato ma ci si impegna a battersi qui ed ora per la libertà e per la difesa della democrazia costituzionale, e , insieme, per la giustizia sociale, per l’eguaglianza, contro lo sfruttamento, per un mondo migliore. 

 

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