L’8 settembre fu il giorno in cui inizia la Resistenza. Inizia il riscatto dell’onore della nazione

L’8 settembre fu il giorno in cui inizia la Resistenza. Inizia il riscatto dell’onore della nazione

Intervento di Aldo Tortorella – ANPI di Civitavecchia.  8 settembre 1943-2019. 

Noi ricordiamo oggi un anniversario che fu quello di un nuovo inizio della storia d’Italia .

Perchè questo fu l’8 settembre : il giorno della vergogna del vecchio ceto dominante che aveva voluto e servito i fascisti : il re, il regio governo, gli alti comandi tutti in fuga. Dopo l’armistizio  un esercito intero fu lasciato allo sbando davanti all’invasione nazista. 

Ma l’8 settembre fu  anche il giorno in cui inizia la Resistenza e cioè inizia il riscatto dell’onore della nazione. 

So che dicendo così non affermo qualcosa da tutti accettato. Ci sono taluni, anzi, che non concordano, vogliono mettere sullo stesso piano fascismo e antifascismo e, anzi,  c’è chi vuole rivalutare il fascismo che avrebbe fatto del bene, ha bonificato le paludi pontine, dicono….  Ma le paludi furono risanate dal sudore e dal sangue delle lavoratrici e dei lavoratori che in più morirono a centinaia di malaria senza che nessuno neanche ne tenesse il conto.

E c’è stato persino un ministro dell’interno che  si era specializzato nella citazione delle frasi del Mussolini… “Molti nemici molto onore “ , disse a chi lo criticava. ”Chi si ferma è perduto” aggiunse anche  a chi gli diceva di smetterla.  Proprio le frasi con cui Mussolini portò l’Italia alla catastrofe.  Finchè non ha detto l’ultima .   “Chiederò agli italiani i pieni poteri”…. Ma, nella vertigine del  successo facile, s’era intanto imbrogliato da solo. Perché la storia si ripete sempre due volte, come disse Hegel. Ma Marx aggiunse, a proposito del colpo di stato di Napoleone Bonaparte nel 1851, che la seconda volta si presenta come farsa. Va aggiunto, però, che anche la farsa può finire in tragedia : la farsa di Napoleone III finì in tragedia per la Francia,  con i prussiani in marcia  su Parigi e una catastrofica sconfitta.

Su venti anni di fascismo più di dieci furono di guerra. L’Abissinia, dove per vincere Mussolini autorizzò contro le convenzioni internazionali l’uso dei gas asfissianti, coprendo l’Italia di vergogna di fronte a tutto il mondo civile. E poi la Spagna assieme ai nazisti per aiutare i fascisti di Franco a soffocare la repubblica spagnola, e poi la guerra mondiale….   L’educazione fascista io l’ho vissuta perché sono nato nel 1926, l’anno stesso delle leggi eccezionali che misero al bando tutti i partiti, abolirono la libertà di stampa, la libertà sindacale, le elezioni amministrative, trasformarono le elezioni politiche in plebiscito obbligato per il partito unico.  L’educazione fascista aveva come fine di formare dei sudditi-soldati : ti mettevano la divisa addosso da che eri bambino, prima “figlio della lupa” e poi “balilla” e poi “avanguardista”e poi la leva per andare soldato a morire in Africa, e poi in Spagna, in Grecia, in Jugoslavia, in Russia…

Perciò ho detto che l’8 settembre con l’inizio della Resistenza incominciò il riscatto dell’onore dell’Italia : perché, nonostante l’eroismo di tanti in buona fede mandati al macello, il nostro onore era stato trascinato nel fango per la ignominia di una guerra di aggressione contro chi non ci aveva fatto niente di male la Grecia, la Francia, la Jugoslavia,  l’Inghilterra, la Russia e in più ovunque sconfitti, centinaia e centinaia  di migliaia di morti, di mutilati, di vite spezzate, il paese distrutto, la miseria, la fame. Questo fu il risultato finale del fascismo

E in più l’eredità della paurosa arretratezza di un paese che si ubriacava di nazionalismo ma era  ancora in prevalenza agricolo, con contratti di lavoro vergognosi che in molti casi risalivano all’età antica, con un potere padronale assoluto, l’ingiustizia sociale proclamata come società perfetta.    Questa era la realtà che oggi qualcuno ha ripreso ad esaltare perché le nuove generazioni, comprese quelle ormai più che mature, non sanno , non si è voluto che sapessero che cosa sia stato  quel tempo di arretratezza e di ignominia culminato nel tempo della fame e del terrore, di rovina e di morte. 

Ma allora, settanta anni fa, tutto questo era l’evidenza quotidiana della vita. E perciò l’8 settembre del 1943 l’avanguardia del popolo di Roma  per prima iniziò a  lottare insieme con reparti volontari delle forze armate contro gli invasori tedeschi  e qualche settimana dopo il popolo di Naapoli si ribellerà ai nazisti e in quattro giornate di guerriglia li  caccerà dalla città che Hitler aveva ordinato di ridurre ad un ammasso di  rovine e di cenere. A difesa di Roma  c’erano sette divisioni dell’esercito, di cui alcune corazzate,  e di altri corpi armati, i carabinieri, le guardie di finanza, per un totale di 80 000 uomini.  Ma lasciati senza direttive o con la direttiva di non sparare sui tedeschi da parte di qualche  generale filonazista e da parte degli alti comandi in fuga.

Così tutto un esercito rimase fermo. Ma per conto loro, cioè per propria decisione autonoma di ufficiali e soldati, alcuni reparti delle divisioni Piave e Ariete ma soprattutto il primo reggimento Sassari dei granatieri di Sardegna decisero di contrastare i tedeschi. Centinaia furono i caduti,  e tredici di essi – quattro dei granatieri – furono tanto eroici da meritare la medaglia d’oro.   E con loro combatterono dirigenti antifascisti del Partito D’Azione , del PCI, del PSI, dei Cattolici comunisti e democratici,  giovani o meno giovani del popolo sommariamente armati con i fucili che Luigi Longo, che sarà poi il capo delle brigate partigiane Garibaldi, era riuscito ad ottenere dai militari e con altre armi conquistate in quei due o tre giorni di scontro. 

Fu cosi che ebbe inizio la resistenza italiana ai nazifascisti che riportò l’Italia nel mondo civile. Fuori dall’infamia del genocidio  degli ebrei e degli zingari, dal massacro dei popoli oppressi, dallo sterminio nazista degli oppositori politici, degli handicappati, dei malati di mente. Di quella resistenza volontaria di soldati e ufficiali, intellettuali e popolo, bisogna onorare con eguale calore, insieme con i più eroici tutti i combattenti, tutti i caduti senza nome che dimostrarono cosa vuol dire il patriottismo.  

Si dice, però, che patrioti furono tutti i caduti, da una parte e dall’altra. Certamente anche molti giovani crederono nel fascismo e crederono di dare la vita per la patria perché così erano stati educati. Ma fu uno spaventoso inganno, che aggrava la responsabilità morale dei capi fascisti e accresce l’umana pietà per quei giovani sacrificati. Perché non li mandavano al sacrificio per i più alti ideali umani, li mandavano a morire per la cosa opposta, per  il dominio dei pochi, per la tirannide di un capo.  

Ecco la differenza : i caduti della resistenza sono andati a combattere volontariamente  per la libertà di tutti, la libertà di chi la pensa in un modo e chi nell’opposto  e di cui usufruiscono anche coloro che, disgraziatamente, la combattono. Le donne e gli uomini della Resistenza furono i veri patrioti. 

Oggi c’è chi vuol far credere che il patriottismo consista nel dire prima noi, prima l’Italia, e Trump dice prima gli Stati Uniti, e Johnson prima la Gran Bretagna e la Le Pen prima la Francia e Putin prima la Russia, eccetera.  Ma se ciascuno invece di pensare al bene di ognuno e di tutti, vuole affermare la primazia di se stesso, cosi si va prima o poi allo scontro … E il Pakistan ha già detto che se scoppiasse una guerra con l’India , sarebbe una guerra atomica…….  

La storia delle guerre è la storia degli opposti nazionalismi. Innanzitutto qui in Europa per secoli e secoli fino alle due ultime guerre che diventarono mondiali ma furono prima di tutto europee.

Ci sono scriteriati che vogliono attaccare l’Europa unita, ma è l’Europa unita che ha garantito 80 anni di pace. L’Europa bisogna cambiarla, non distruggerla come vogliono fare una parte degli inglesi che sono finiti nei guai più neri in nome del più becero nazionalismo e del sogno di un ritorno al passato. E come vogliono in Italia degli irresponsabili, sempre alla caccia dell’odio da instillare verso falsi obiettivi, anziché guardare e criticare le colpe dei potentati economici di casa nostra e altrui. 

Bisogna stare in guardia. Il ritorno al passato, e cioè  alla volontà di conquista, è nei fatti. Noi occidentali sotto la guida americana abbiamo attaccato  e distrutto non un dittatore – che sarebbe passato come altri per volontà del suo popolo – ma abbiamo attaccato e distrutto l’Irak con la scusa di togliergli armi che non aveva, ma con lo scopo reale  di consolidare il dominio sul petrolio. E per volontà dei conservatori francesi – c’era Sarkozy – abbiamo gettato nel caos di guerre interminabili la Siria per togliere l’influenza russa, e la Libia perché il suo petrolio doveva essere francese e americano. Fare la guerra vuol dire morti, distruzione, profughi… e poi ci lamentiamo che la gente scappa.

L’amor di patria vuol dire dialogo per la pace, amicizia, reciproco riconoscimento. Amore per la propria cultura e comprensione per l’altrui, amore per la libertà di ciascuno e di tutti. Questi furono gli ideali della Resistenza.

Ma c’è stata un lavoro lungo decenni per distruggere questi ideali . quelli della Resistenza  e dell’antifascismo tacciati di essere idee puramente “contro”, come  fossero stati una pura negazione. Ma questo modo di giudicare l’antifascismo faceva e fa violenza al buon senso, alla ragionevolezza e alla storia.

 Certo, la resistenza fu contro lo straniero occupante, contro la tirannide nazifascista, contro una ideologia regressiva che faceva tornare indietro di secoli la concezione dell’umanità, della nazione, dei rapporti sociali, dello Stato. 

L’umanità divisa in razze superiori e inferiori, in cima i cosiddetti ariani,  inferiori tutte le altre, gli ebrei tutti perversi, tutti da distruggere, insieme agli zingari, agli omosessuali, ai portatori di handicap, agli oppositori politici : un regresso non solo rispetto alla dichiarazione dei diritti dell’uomo  della rivoluzione francese ma anche rispetto alla rivoluzione cristiana nata  in nome dell’eguaglianza di tutti perché tutti figli di Dio. 

La nazione concepita come comunità chiusa e ostile a tutte le altre, sempre in armi e pronta alla guerra,  chiamata a dominare, in Italia in nome dell’impero romano, in Germania secondo il mito nibelungico : una regressione in un simbolismo grottesco se non fosse stato tragico…..

 I rapporti sociali concepiti gerarchicamente tra superiori e inferiori, tra superiorità maschile e dipendenza femminile e definiti nei rapporti di lavoro dal potere padronale esclusivo mascherato dal corporativismo che, soppressi i sindacati autonomi, fingeva eguaglianza tra chi compra la forza lavoro e chi può solo vendere la propria ma privilegiava il capitale. 

 Lo Stato come ente supremo nelle mani del Capo, (il Duce, il Fuehrer) che governa, essendo eliminata la rappresentanza democraticamente eletta, in rapporto diretto con il popolo chiamato in piazza a rispondere “sì” e ad applaudire, ma in sostanza in rapporto diretto con il grande capitale che ritirerà l’appoggio solo quando il fascismo sarà perdente.

Ma  la negazione di queste aberrazioni corrispondeva ad altrettanti “sì”, ad altrettante affermazioni positive  . 

Sì alla eguaglianza nei diritti umani senza distinzioni razziali inventate dall’ignoranza e inesistenti per la scienza, sì all’eguaglianza sostanziale che deve superare gli ostacoli posti dalle diseguaglianze economiche e da ogni altra forma di discriminazione, comprese quelle imposte dal predominio maschile autore di una civiltà carica di guerre e di ingiustizie, 

si alla pace e all’amicizia tra le nazioni e alla creazione di più vasti agglomerati tra di esse, 

si alla democrazia rappresentativa in rapporto con quella diretta, 

si alle possibilità di evoluzione della società e degli stati in forme superiori di civiltà.  

La grande lotta mondiale contro il nazifascismo ha creato la dichiarazione universale dei diritti dell’uomo di cui si è celebrato il settantesimo anniversario. la Organizzazione delle Nazioni Unite, le Costituzioni democratiche più avanzate, come quella italiana, combattuta dalla finanza internazionale e dalla destra e poi, in Italia, da un centro sinistra immemore delle sue stesse origini e della sua possibile missione, ma per due volte, in due referendum salvata sempre dal popolo.

Il sogno e la speranza di una Europa unita e federata fu propria di tante forze dell’antifascismo e non fu un bene che di queste speranze si sia realizzata solo una piccola parte  essenzialmente sul terreno monetario. Ma anche quel poco di unione europea che si realizzò è meglio delle disunioni che hanno portato a due guerre mondiali.

Si dice che ricordare la resistenza è inutile perché quel fascismo del passato non può più tornare. E’ certo difficile che torni nella stessa forma di prima-

Ma L’ANPI ha catalogato migliaia di siti fascisti e l’organizzazione clandestina dei nazisti non ha mai smesso di funzionare. In diversi paesi dell’est si vengono rivalutando i capi e i gregari delle divisioni che si posero al servizio dei tedeschi nella guerra di aggressione contro la Russia in nome dell’ostilità nazionale alla dominazione sovietica. E si dimentica che senza la vittoria a Stalingrado tutta l’Europa  sarebbe caduta nelle mani della spaventosa tirannide nazista, compresi quei paesi del nord che hanno esperimentato il dominio violento dei gauleiter nazisti e ora lo vanno dimenticando. 

Tuttavia la esplicita rinascita fascista non è più solo un fatto estremo, di vecchi nostalgici. Essa  si accompagna  a un’incultura  fascistoide in movimenti non dichiaratamente fascisti che conquistano vasti consensi. Certo ora c’è in Italia uno stop al ritorno  della peggiore destra guidata da quell’ex ministro che citava – e cita – i motti mussoliniani. 

Ma attenzione : bisogna correggere le politiche sbagliate condotte da forze democratiche moderate, ora di centro destra ora di centro sinistra, incapaci di intendere i guasti creati in vasti strati popolari e di ceto medio prima dalla crisi economica determinata da un quarto di secolo di neoliberismo e poi dalle politiche di austerità a senso unico. Siamo in un mondo con un pauroso squilibrio nella distribuzione della ricchezza denunciato persino dal Fondo monetario internazionale, un mondo in cui ci sono tre miliardi di persone che vivono con meno di due dollari al giorno e singoli individui che hanno ricchezze inimmaginabili. 

Nei paesi sviluppati l’industria che tira maggiormente è quella del lusso mentre l’indigenza o la miseria avanzano. Intere parti delle giovani generazioni hanno lavori precari, mal pagati, senza prospettiva. In più ci sono le conseguenze delle guerre scatenate dall’occidente nel medio e nel vicino oriente oltre alle conseguenze dei cambiamenti climatici determinati dai paesi ricchi. Milioni di profughi in fuga dalle guerre , dalla desertificazione, dalla carestia, dalla fame. Più di quattro milioni  in Turchia, milioni  accolti in altri paesi musulmani,  centinaia di migliaia bussano alla porta dell’Europa ma l’Europa ricca e matrigna li ha respinti in gran numero, meno la Germania  e, in rapporto alla popolazione, la Svezia. Mentre in Italia si propaganda una invasione che non c’è  a scopi di bassa propaganda.

La protesta sociale viene soprattutto dalle conseguenze della crisi economica oltre che dalla paura artatamente diffusa. Ma è stata ed è intercettata dalla cultura della destra estrema per il vuoto di un orientamento democratico che denunciasse le vere cause dei guasti economici e sociali e provvedesse di conseguenza. E’nato così il ritorno a ricette fallimentari e potenzialmente tragiche : il ritorno al nazionalismo più esasperato, al protezionismo, alla persecuzione dei diversi di pelle o di costumi. 

La paura del diverso viene diffusa  ad arte per dirottare l’attenzione dai veri responsabili che stanno ai piani alti del potere mondiale ove si decide dei destini del pianeta  e di ciascun paese. Si rinfocola il razzismo sempre latente e si attizzano i conflitti tra i poveri – residenti contro immigrati, bianchi contro neri, lavoratori “garantiti” contro precari – sino a stimolare campagne di odio contro tutte le diversità, contro i diritti civili, contro l’omosessualità, contro le conquiste femminili nella loro lotta di liberazione dal prevalere maschile.   

A tutto questo si aggiunge la campagna contro la democrazia rappresentativa e contro i partiti. Per il male della corruzione politica l’accusa non va al singolo politico corrotto e al corruttore che lo corrompe, perché questo metterebbe sotto accusa le potenti accolite dei petrolieri, o dei fabbricanti d’armi o dell’industria farmaceutica o degli agrari o di tutte le altre lobbies . L’accusa va a tutti i politici in quanto tali e ai  partiti in quanto tali, e, infine,  alla democrazia in quanto tale  in modo da promuovere una spinta autoritaria.

Torna la propaganda che esalta il rapporto diretto tra il capo e il popolo come disse Trump nel discorso d’insediamento : io e voi, io vi difenderò, io vi ridarò il lavoro,  io e voi popolo faremo di nuovo grande l’America. Lui è se stesso, non il suo partito. E tutti i politici sono alla gogna . “Washington  fioriva, i politici prosperavano” , dice, “mentre l’America soffriva”. E’ la dottrina che portò al duce e al fuhrer. Il capo decide , il popolo esegue, perché il capo è il popolo stesso. 

Sulla base di questa dottrina fascismo e nazismo soppressero il parlamento. Se questo oggi appare impossibile almeno in occidente, in Europa e in America è già realtà quella che è stata chiamata una postdemocrazia in cui l’opinione pubblica è determinata da chi domina i  mezzi di comunicazione di massa e sa giovarsi dei social  conducendo gran parte del popolo a desiderare ciò che il ceto dominante vuole. 

C’è una grande battaglia culturale da condurre. E c’è una lotta politica da sostenere. Sarà difficilissimo ma è indispensabile rinsaldare tutte le possibili  intese  unitarie di tutte le forze democratiche che sentono l’avanzare di un pericolo grave. Lo ripeto : uno stop è stato portato dal nuovo governo italiano. Ma solo un impulso popolare può aiutare una vera svolta capace di allontanare e sconfiggere le nuove tendenze autoritarie. Ognuno di noi è chiamato a fare la propria parte nella sua stessa vita quotidiana. 

Cerchiamo di essere degni di tutti coloro che hanno la loro vita per la nostra libertà.

 

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