Dare voce al pensiero critico presente in ogni cultura

FRIDA NACINOVICH

Intervista a Aldo Tortorella pubblicata da “Liberazione” il 21 ottobre 2004

Se la sinistra italiana ha un’anima critica, Aldo Tortorella è uno di quelli che la rappresenta al meglio. Niente tessere di partito in tasca, in compenso un attivismo politico lungo una vita intera. La sua Associazione per il rinnovamento della sinistra è un laboratorio aperto, un cantiere, uno spazio politico dove è possibile incontrare le mille anime di un movimento che si è ritrovato a manifestare in piazza contro la guerra e il neoliberismo, che chiede un altro mondo e un’altra Italia possibile.
C’è un’Italia di sinistra che è disgustata dalle politiche della destra, e che non capisce i tatticismi di una parte dell’opposizione. In altre parole, che non si ritrova nella federazione riformista, nel triciclo insomma. Cosa devono fare?

Penso che un’opinione abbastanza giusta sia arrivata da Asor Rosa, questa estate. C’è un problema di formazione di una cultura politica convergente. Manca un’analisi condivisa della realtà, e quindi non c’è l’indicazione di una prospettiva comune. Quello che chiamano il movimento per un altro mondo possibile ha fornito – anche attraverso il lavoro di numerosi ricercatori – molti temi di discussione. Bisogna lavorare su questo, insieme. Ci sono già tante cose che ci uniscono. A questo punto non ci si deve fermare a discutere di problemi organizzativi. Il lavoro comune può portare a una visione comune.

L’Associazione per il rinnovamento della sinistra cerca di unire le tessere del mosaico della sinistra italiana. Un’altra opposizione è possibile?

Quello che abbiamo cercato di fare, in piccolo e senza nessuna pretesa, è fornire qualche esempio di comportamento. Nella nostra associazione ci sono donne e uomini che appartengono a varie formazioni di sinistra, fanno iniziative e discutono insieme. Noi tentiamo di dare un’analisi diversa della realtà. La critica al liberismo è ormai abbastanza generalizzata, anche nei settori più moderati. Adesso si tratta di vedere se si conviene su una nuova critica del modello economico e sociale capitalistico. Il compromesso socialdemocratico si reggeva su una premessa: la redistribuzione delle risorse. La definizione dello sviluppo era affidata alle forze economicamente dominanti. Ora questo modello è in crisi. Le risorse naturali sono devastate, i consumi non possono aumentare all’infinito. E allora bisogna ripensare il tipo di compromesso: non si può pensare solo alla redistribuzione delle risorse, ma alla ridefinizione del modello di sviluppo.

Di qui la necessità di lavorare insieme, di aprire un cantiere per sviluppare nuove proposte, nuovi progetti politici.

L’esempio più valido e noto è quello della lotta per la pace. La posizione del movimento – fatta propria dalle sinistre politiche alternative – ha influenzato anche i moderati. Chi credeva di essere realista ha dimostrato di non esserlo. La lotta all’integralismo islamico non si fa contrapponendo un altro integralismo. C’è molto da lavorare su questo. Basta pensare al rigurgito fondamentalista con cui è stata concepita la legge sulla fecondazione assistita. Ci vuole una forza alternativa che abbia la capacità di parlare al mondo cristiano e mussulmano. Bisogna dar voce al pensiero critico presente in ogni cultura.

Che fare?

Io penso che in tutte le forze, nella Margherita come nei Ds, ci siano culture diverse. Certo, c’è poi una tendenza maggioritaria che spinge verso una coalizione di forze di tipo moderato, neocentrista. E questo va capito, non va demonizzato. Ma proprio per un motivo del genere bisogna cercare di ricomporre, non in forma schematica, un punto di vista critico, oppure alternativo. Io preferisco chiamarlo critico e costruttivo. Il fatto che Rifondazione comunista dica: noi non vogliamo fagocitare nessuno, non vogliamo ingrandire noi stessi ma siamo disponibili a esaminare una nostra partecipazione a un contenitore comune, è utile. Non per fare una babele di linguaggi, ma per cercare di costruire una strada nuova.

Molti studiosi della politica osservano che la forma partito è in crisi.

Molte delle esperienze partitiche sono deboli, non solo perché hanno obiettivi sbagliati. C’è anche una crisi del modo tradizionale di concepire i partiti. Penso che il pullulare di gruppi, sigle, iniziative a sinistra sia un sintomo di questa crisi. Può diventare un danno se non si riesce a stabilire una comunanza di obiettivi politici e a lavorare per una visione comune.

Facciamo due esempi concreti.

Uno, evidentissimo, è lo scasso della Costituzione repubblicana, che dipende anche dagli errori del centrosinistra. C’è troppo poco allarme. E’ in ritardo una mobilitazione comune. Un altro esempio è la rappresentanza politica del lavoro: se ne parla ma non si vede ancora un’azione convergente.

Cosa vede Aldo Tortorella nella sua palla di vetro? Riuscirà la sinistra critica a ritrovarsi?

La capacità di rispondere uniti in una certa misura c’è già, e deve essere intensificata. L’abbiamo visto nella lotta contro la guerra, sull’articolo 18, per la difesa dello Stato di diritto. Più faticoso sarà il lavoro per la ricostruzione non solo degli obiettivi politici comuni ma di una visione comune della realtà e della prospettiva. In questo momento i partiti hanno i loro congressi. Le associazioni, le forze della sinistra sociale, i movimenti potrebbero più facilmente ritrovarsi insieme per aprire il cammino. Per quanto ci riguarda, questa è la direzione del nostro lavoro.