Vittorio Rieser, un ricordo

PIERO DI SIENA

 Con Vittorio Rieser scompare uno dei principali punti di riferimento della mia ormai antica e lunga esperienza culturale e politica. Ho conosciuto Vittorio tra il 1987 e il 1988 nel corso della preparazione dell’ultima conferenza dei lavoratori organizzata dalla Commissione Lavoro del Pci, allora diretta da Antonio Bassolino, in vista della quale egli aveva organizzato forse la prima delle inchieste sulle trasformazioni del lavoro nella fase insorgente del neoliberismo vincente. Ma per me Rieser sin dagli inizi degli anni Sessanta era stato un punto di riferimento. Sarebbe troppo lungo raccontare qui come in quegli anni in un piccolo comune della Basilicata Quaderni Rossi e Olivetti, insieme a Togliatti e al fascino esercitato dal suo partito, potessero entrare nella formazione di una generazione della sinistra. Ma così fu. E quando incontrai Vittorio per me fu l’occasione di riannodare vecchi fili alla mia esperienza politica in corso. Seguirono, nel corso degli anni Novanta, rapporti più o meno intensi nelle riviste – Asterischi e Finesecolo – a cui ambedue partecipammo. E poi la prima inchiesta operaia alla Fiat di Melfi a metà degli anni Novanta, da lui diretta e da me coordinata. Questa esperienza, non più di un anno fa tentammo di riprenderla insieme a Stefano Boffo, per cercare di fare il punto sulla condizione operaia in quella che era stata la fabbrica “modello” della Fiat dopo un intervallo di venti anni. Non siamo riusciti ad andare avanti, in parte per un non adeguato impegno delle forze che pure ci avevano sollecitate a avviare il nuovo lavoro (Sel e FIOM di Basilicata), in parte perché l’inizio di un lungo periodo di cassa integrazione rendeva tutto più complesso e difficile. A me resta il rammarico di non aver avuto l’occasione e forse la voglia di discutere con Vittorio sulle ragioni di questo insuccesso, anch’esso testimonianza della fase complessa e difficile che la sinistra sta attraversando.

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