Sull’unità della sinistra

Sull’unità della sinistra

*SINTESI DELLA RELAZIONE DI VINCENZO VITA, PRESIDENTE DELL’ARS, AL SEMINARIO DI MERCOLEDI’ 12 LUGLIO SULL’UNITA’ DELLA SINISTRA “IDEE PER UN PROGRAMMA COMUNE”

Se dovessimo pensare al Palazzo d’Inverno, ora che siamo nel centenario della rivoluzione bolscevica, dovremmo immaginare quel luogo eventuale in cui si incrociano gli Over The Top, vale a dire i colossi dell’aggregazione dei dati –come Google, Facebook, Amazon e gli altri orchestrali- e i poteri finanziari. Non è un palazzo analogico, bensì una nuvola digitale. Ma il virtuale non è meno, è di più rispetto alla fisicità. Di tali, decisivi, aspetti del capitalismo post-fordista, una miscela tra economia della conoscenza e nuove tecnocrazie oligarchiche, il dibattito pubblico poco si occupa. I robot (la cosiddetta industria 4.0, 5,6,7,8…) e l’intelligenza artificiale, nonché l’espansione inedita dei canali comunicativi cambiano profondamente l’antropologia sociale e mettono in causa tante vecchie certezza del lessico delle sinistre, sia quelle di rito moderato sia le espressioni più alternative. Fa specie che di tutto ciò negli appuntamenti di queste settimane non si sia parlato. Come se forme unitarie o dialettiche oppositive, costruzioni di liste elettorali o ambizioni di più lungo periodo potessero eludere un bagno nella realtà. Siamo nel Regno degli Algoritmi, e la nostra libertà è condizionata. E’ uno degli effetti della de regolazione liberista, che ha facilitato l’emergere di strutture di comando ormai sfuggite persino a Frankenstein.

E si tratta della base materiale su cui ri-pensare, ri-costruire, rinnovare. Naturalmente, un simile delicato e impegnativo esercizio richiede una sapiente coniugazione delle parti migliori della tradizione –i valori sempiterni della sinistra- con la sintassi e la grammatica della post-modernità. E qui dentro, nell’uscita dal vecchio latinorum e nella comprensione della lingua effettivamente parlata soprattutto dai nativi digitali o dai millennial, sta lo sforzo preliminare da compiere. E in simile territorio politico-semantico si gioca un pezzo cospicuo del dialogo con le componenti sociali, giovani e non solo, ormai non votanti per scelta razionale, e non solo per rabbia o delusione.

L’Associazione per il rinnovamento della sinistra, dopo la prima puntata dello scorso 23 maggio, ha promosso oggi un sequel, con l’intenzioneperò- di chiedere alle interlocutrici e agli interlocutori di lavorare insieme su di un programma comune, perché nessuna intesa pur limitata può esistere senza un’agenda setting condivisa. Che dia luogo, nel caso si riesca, ad una lista di scopo (ne ha scritto utilmente su il Fatto Quotidiano Marco Travaglio) ancorata a vincoli progettuali.

-La pace e la guerra come fenomeno non congiunturale. Che ne è delle Nazioni Unite?

-Il tema dei migranti non come patologia, bensì fisiologia della crisi della mistica liberista della globalizzazione. In tale dramma del secolo la sinistra –come Dio- è morta, oscillando tra cedimenti alle destre e pure astrazioni volontaristiche.

-Il capitolo del lavoro, la cui inesorabile diminuzione quantitativa impone una politica attiva e coraggiosa: diminuzione degli orari, reddito di solidarietà, piano straordinario per la tassazione degli Over The Top da riversare in un Fondo contro la precarietà. Interessante la proposta che ci ha inviato Sergio Caserta, dirigente di Bologna dell’Ars, che pubblicheremo sul sito.

-La revisione profonda dei trattati europei, dell’articolo 81 della Costituzione (pareggio di bilancio) e del Fiscal Compact. Quest’ultimo argomento è stato ora riscoperto strumentalmente, mentre nel 2012 –quando si votò- il sonno della ragione era profondo. E chi non seguì le indicazioni del partito (il Pd) fu etichettato come un dissidente.

-Scuola, ricerca, università e il sistema formativo allargato.

Green economy.

-La tutela del territorio, del paesaggio e dei beni culturali, secondo le linee indicate da Tomaso Montanari.

-Libertà di espressione contro ogni censura e riscrittura delle normative di settore.

-La questione dei generi, attraverso vere linee innovative e scelte coraggiose.

– Il rilancio dello Stato innovatore.

-Net Neutrality, Free Software e superamento dell’impostazione proprietaria del Copyright, secondo le linee tracciate con capacità anticipatrice da Stefano Rodotà.

-Riorganizzazione del lavoro culturale e intellettuale.

E’ indispensabile collegare lo spirito del Teatro Brancaccio del 18 giugno (Anna Falcone e Tomaso Montanari efficacissimi promotori) con le presenze di piazza Santi Apostoli del primo luglio, dandoci un tempo di verifica. Per una lista unitaria, come sequenza di un processo soggettivo di medio e lungo periodo. Forse si finirà per votare con il cosiddetto “Consultellum”, ma l’iniziativa del Coordinamento per la democrazia costituzionale di continuare a lottare per una buona legge proporzionale è sacrosanta.

Diamo luogo a Forum di approfondimento, insieme a Critica Marxista. La politica o è cultura o rischia ormai di soccombere. Peggio: di ridursi al suo spettacolo.

L’Ars lotta “ingenuamente” forse, ma con fortissima convinzione, per un processo unitario. Raccogliamo gli spunti della felice tavola rotonda promossa da “il manifesto” sabato 8 luglio, condividendo l’efficace richiamo di Massimo Villone a immaginare qualcosa che –innanzitutto- permetta persino a noi attivisti di una vita di poter avere un simbolo da votare.

 

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