La vittoria di Boric apre il futuro

La vittoria di Boric apre il futuro

“Con una campagna a piedi, quartiere per quartiere, con la forza di una ribellione popolare, plurinazionale e femminista …che apre il tempo…”, come dice la femminista argentina Veronica Gago, il giovane leader della sinistra Gabriel Boric, 35 anni, si è aggiudicato con un ampio margine del 56% la Presidenza del
Cile fermando l’ultraconservatore José Antonio Kast al 44%.
E’ una vittoria che chiude il capitolo della dittatura di Augusto Pinochet e la pone definitivamente fuori dalla storia cilena. Dopo quasi cinquanta anni
l’incubo cileno che avviò l’esperimento neoliberista è stato respinto dalla mobilitazione popolare.
I dati ufficiali attribuiscono il risultato all’affluenza record per il Cile: oltre 8,3 milioni di voti, equivalente a quasi il 55%. Lo slogan del governo di Salvador Allende, che sembrava solo un tema nostalgico “El pueblo unido jamàs sera
vencido” ha determinato questo vantaggio schiacciante di oltre undici punti che nessun sondaggio o analista aveva potuto prevedere.
Il successo di Boric, nasce dalle proteste del 2019, contro il governo conservatore di Pinera, che con la repressione militare aveva innescato la volontà di cambiamento nella società, la crisi dei partiti tradizionali e la vittoria del processo costituente. E’ una sinistra nuova: popolare, femminista e giovane.
Il brivido di gioia che la notizia ha dato a tutta la sinistra mondiale ci fa sperare non solo che questa vittoria segni per tutta l’America Latina l’interruzione del pendolo, sempre attivo, tra dittatura e libertà, tra privilegi e giustizia sociale, ma
anche che rappresenti l’inizio della fine di quella “ragione neoliberale” che sta corrodendo le possibilità di una vera rappresentanza democratica nel mondo.

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