Forum della Rete delle Associazioni della Sinistra. Lavori in corso

Casa del Popolo – Via San Bartolo a Cintoia 95 21/11/2009
Firenze, 21-22 Novembre


Un’altra sinistra è possibile. Non smettiamo di provare.

1. Avvertiamo tutti/e la necessità di una nuova soggettività politica che nasca dal basso, come espressione di tutte le persone che agiscono nei territori, nei luoghi di lavoro, nelle scuole e università. Non proponiamo e non ci proponiamo come un altro partitino ma riteniamo necessario e urgente che in Italia nasca un soggetto politico-culturale costituito dalla rete delle numerose realtà territoriali esistenti, fatte di esperienze collettive, di singole e singoli, che vedono come inadeguate e insufficienti le forme politiche organizzate che oggi ci vengono presentate a sinistra. Pensiamo ad un processo costituente orizzontale tra realtà territoriali, a rete, intrecciato alla sinistra diffusa nel sociale e dialogante con le forze politiche organizzate per concorrere alla costruzione di un cambiamento, dove non ci sia alcuna primogenitura né ipotesi organizzativa preconfezionata; dove tutte e tutti si sentano a casa propria e possano contribuire fattivamente.

2. Dalle elezioni europee sono residuate a sinistra due sigle e due processi: una federazione di partiti tradizionalmente strutturati in cerca di allargamento e rinnovamento intorno al proprio nucleo comunista e anticapitalista; una federazione di sigle e gruppi dirigenti in faticosa ricerca di processo costituente, nell’orizzonte strategico del centro sinistra. Rimane comunque fuori un’altra parte della sinistra, in parte attiva nella società, nell’associazionismo, nella difesa dei territori, in parte convinta o rassegnata al non voto. In ogni modo la società cui si rivolgono le due formazioni ci appare lontana dall’essere attirata da quei due processi paralleli. Troppo forte è l’impressione che intendano congelare l’esistente, più che lanciare una radicale innovazione. Per questo crediamo che le proposte fin qui avanzate dalle varie formazioni della sinistra dopo il disastro delle elezioni europee non siano all’altezza della crisi, che è crisi sociale e di democrazia. La deriva populistico-autoritaria italiana mira a non lasciare spazio a una sinistra. Il compito per noi tutti, è ricostruire un soggetto collettivo e una prospettiva, non quello di offrire liste.

Fare società, fare politica. A partire da noi stessi.

3. Occorre tornare alla società e cioè tornare alla politica non solo per dare rappresentanza alle istanze sociali, ma per aprire spazi, favorire reti, allargare relazioni. Per superare solitudini e paure. Per fare società. A noi sembra che sia utile un soggetto nuovo della sinistra ma non possiamo più delegare la sua formazione agli attuali partiti. Non possiamo neppure continuare a lanciare appelli all’unità della sinistra. Quella unità non potrà che nascere da una svolta nelle forme della politica.Questa svolta proponiamo di praticarla a partire da noi stessi: dalla costruzione di una rete delle esperienze diffuse di sinistra nuova. Intorno a tre assi essenziali:

4. Il rinnovamento e la riforma delle pratiche e dei modelli organizzativi della sinistra. Ripensare e rifondare la sinistra non è cosa diversa e separata dal rifondare la politica e avanzare una idea di società. Occorre pensare ad un modello confederale, orizzontale, fra territori, non ad un assembramento di organizzazioni chiuse, verticali o piramidali. Occorre sperimentare l’incompatibilità fra responsabilità politica e cariche elettive, il limite temporale e la rotazione, la scelta anche per sorteggio degli incarichi, l’equilibrio di genere, lo sviluppo delle forme di democrazia diretta e partecipativa, modalità decisionali più adatte alle appartenenze fluide di oggi, ricerca ostinata dei punti di incontro e di mediazione, assunzione di responsabilità. Occorre ricercare la piena coerenza fra forma e sostanza, fra mezzi e fini. La pratica della non-violenza e del dialogo devono essere a fondamento di una cultura rinnovata che sappia recuperare criticamente la parte più ricca della storia della democrazia e delle sue conquiste. Unire rappresentanza, movimenti e società civile, con pari dignità, in modo da superare l’antica gerarchia per la quale il primato della politica spetta ai partiti, alla società il muto consenso. La società civile è luogo di relazioni, movimenti e tessuto politico, ma rischia di esserlo in forma angusta nel deserto della politica istituzionale. La gestione delle diversità, la ricerca paziente del consenso più largo e lo spazio offerto alle diverse storie e appartenenze, dovrebbero essere una delle connotazioni essenziali del nuovo modo di fare politica.

Ricominciare a pensare.

5. Il punto fondamentale è ripensare la sinistra oggi, in questa società esplosa e frammentata, a partire da libertà e liberazione, eguaglianza, pace e solidarietà. Dunque a partire dall’autonomia del suo punto di vista: dalla riflessione sulla società, sul lavoro, sulle soggettività, facendo tesoro della critica elaborata dall’ecologia e dal femminismo. Ritrovare senso e funzione, comunità e relazioni, utilità sociale, richiede di riconoscere le trasformazioni e insieme dare voce e spazio ai bisogni e ai desideri che le nuove contraddizioni determinano.

6. A partire da questa autonomia e da nuove pratiche politiche, è possibile affrontare la questione delle alleanze e del governo. Non si tratta di una pregiudiziale aprioristica sulla cui base definire amici e nemici. Ha a che vedere con quella emergenza democratica ed istituzionale per la quale è necessario costruire relazioni di resistenza e conflitto a tutti i livelli, prima che il degrado etico e politico cancelli gli spazi più elementari del confronto politico. Ha a che fare con quelle politiche che disarticolando la società e precarizzando il mondo del lavoro, determinano solitudine e sfiducia nell’agire collettivo, paura intrisa di razzismo e violenza – la crisi drammatica della democrazia costituzionale. Senza processi diffusi che contrastino quella deriva nessuna costituzione si può difendere. La sinistra per la quale proponiamo di lavorare deve dare prova di saper elaborare collettivamente i suoi contenuti, di saper decidere democraticamente come gestirli – con quali alleanze e mediazioni – nel contesto in cui vive.

Un processo che rimetta in gioco saperi e competenze della sinistra.

7. Se non è più tempo di appelli ai partiti, ciò non significa che ci si debba rassegnare all’esistente o ad aggiungere un’altra sigla a quelle che già agiscono. Pensiamo a un soggetto nuovo, capace di fare da sé, ma non autosufficiente. Non vogliamo un altro partito in competizione con quelli già esistenti ma un soggetto che miri a rimettere in movimento tutto lo scenario della sinistra per una prospettiva di unità.

8. Si può partire da esperienze locali unitarie che si sono dimostrate capaci di spostare gli scenari politici e dare voce a realtà territoriali vive. Fare rete fra queste esperienze e sperimentare forme organizzative, di democrazia e di decisionalità, nuove. Livelli nazionali, livelli locali e regionali potrebbero intrecciarsi e contagiarsi a vicenda, provando ad influire costruttivamente, in un’ottica unitaria e di rinnovamento radicale, in tutti i passaggi chiave della politica italiana.

9. Nostro obiettivo è coinvolgere in questo processo l’area degli intellettuali italiani che in questi anni ha cercato di denunciare il disastro di democrazia che andava avanzando. Un comitato di garanti a livello nazionale e un comitato come forma aperta di coordinamento (nazionale e non solo) delle reti regionali potrebbero dare respiro collettivo e spessore teorico al nuovo soggetto. Che dovrebbe sperimentare altre relazioni al proprio interno, uno stile di confronto che non è una questione di forma ma strumento e modalità dell’agire collettivo. Segno di una svolta rispetto alla tradizione rancorosa e aspra delle relazioni personali della sinistra.

Un appuntamento nazionale.

10. Questo processo costituente di una sinistra autonoma e popolare, ecologica e solidale, pacifista e antirazzista, espressione del mondo del lavoro, dell’associazionismo, dei valori di libertà della costituzione, proponiamo di lanciarlo a partire da un appuntamento nazionale di due giorni, sabato 21 e domenica 22, novembre a Firenze, nel quale sia già possibile praticare modalità nuove ed inclusive di partecipazione. Con le stesse modalità aperte e partecipative potremo scegliere il nome con cui definire questo percorso. Nominarsi è già un riconoscimento reciproco, la descrizione di una realtà e un programma di lavoro.

Per la riforma della politica.

Come evidenzia il testo per punti che promuove l’incontro nazionale, il tema della forma della politica , vale a dire delle pratiche agite, delle relazioni che vi si intrecciano, delle modalità che si adottano, ha assunto nel tempo una obiettiva centralità. La crisi della sinistra viene da lontano. È mancata una adeguata comprensione dei mutamenti sociali prodotti dall’era del capitalismo globalizzato che ha cambiato se stesso e la faccia del mondo mostrando, ancora una volta straordinaria capacità “rivoluzionaria. La sinistra, invece, non ha saputo proporre una diversa e praticabile prospettiva di cambiamento, capace di muovere passioni e ragioni di milioni di donne e uomini, come in passato il movimento operaio era riuscito a fare. La crisi della sinistra non si manifesta e si consuma solo su questo piano, ma è innegabile, perché lo testimonia un gran numero di donne e uomini che da anni reclamano una radicale inversione di rotta, che i sentimenti di rabbia, di sfiducia, di rassegnazione, di doloroso abbandono, trovano nel tema del rinnovamento delle forme della politica la loro principale motivazione. Neppure le catastrofiche sconfitte subite da tutte le formazioni politiche della sinistra sono riuscite ad innescare un profondo ripensamento e ad avviare visibili processi di autoriforma. Anzi, nei diversi tentativi di ridefinizione e di rilancio che da quelle sconfitte hanno preso il via, continua ad essere rimosso o, quanto meno, costantemente rinviato, proprio il punto che più vistosamente ha segnato la rottura fra le volontà di tante persone e il modo di farsene interpreti di coloro che avrebbero dovuto rappresentarle e dare loro nuovi impulsi.

Ripensare rappresentanza, relazioni, uguaglianza e libertà.

Ecco perché intendiamo partire dalle forme della politica. Se non si ridiscute dalla radice l’idea stessa della rappresentanza, se non si sperimentano e progressivamente si consolidano modalità di autentica e decisionale partecipazione, se non si adottano con il massimo rigore tutte le misure che impediscano il ricostituirsi di ceti burocratici e di status privilegiati, se non si fa vivere un luogo di impegno comune per un progetto condiviso come un luogo di libertà dove vive il primato della persona, se non si intende la ricerca paziente e serena della mediazione come il lavoro tenace cui tutte e tutti concorrono solo in quanto portatrici e portatori di idee, se non si restituisce a questo luogo una forza di attrazione che viene prima di tutto dal più assoluto e sincero rispetto reciproco nelle relazioni umane, se non si è capaci di questo, pensiamo che nessuna sinistra nuova vedrà la luce.Siamo consapevoli che la costruzione di un soggetto politico con questi tratti, ancora prima che nuove regole di comportamento, richiede che ciascuna e ciascuno rifacciano proprio il senso profondo della politica come azione collettiva e individuale per la libertà della persona umana. E come questo sia un processo di lungo periodo, tanto più in una fase in cui la cultura dominate spinge nella direzione opposta. Ma tale consapevolezza non ci può esimere dall’introdurre e dal provare a sperimentare tutti gli accorgimenti e le innovazioni che aiutino ad avvicinarsi all’obiettivo, per quanto modesti possano apparire. E’ con questo spirito che sottoponiamo alla discussione queste ipotesi di lavoro, nella certezza, comunque, che anche nel libero confronto politico l’adozione di regole condivise dà forza a chi ha meno potere e prestigio.

Invitiamo tutte/i, singoli, associazioni e realtà territoriali a indire assemblee regionali in preparazione della due giorni nazionale e a manifestare la propria disponibilità-interesse scrivendo a : retesinistra@gmail.comPer aderire al documento, ed eventualmente alla due giorni, c’è il seguente modulo online

http://www.forumsinistra.it/web/ – Rete@Sinistra

Primi promotori Sinistraplurale Umbra (Perugia), Associazione per una Sinistra Unita e Plurale Firenze (Firenze), Associazione “Franco Sartori” (Genova), Potenzattiva ( Potenza), Associazione per la Sinistra di Como ( Como), Associazione politico culturale Sinistra Euromediterranea, Sinistra per Capannori ( Lucca), Associazione per la Sinistra di Macerata (Macerata), Associazione per la Sinistra di Imola (Imola), Associazione A Sud, Associazione x sinistra unita e plurale Sassari (Sassari), Forum per una Sinistra Unita e Plurale della Bergamasca ( Bergamo), Rete per la Sinistra Liguria.

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