Alfredo Reichlin uno degli ultimi “sacerdoti del tempio”

Alfredo Reichlin uno degli ultimi “sacerdoti del tempio”

La scomparsa di Alfredo Reichlin, storico straordinario dirigente del Pci e della sinistra italiana, ci lascia orfani. E sì, perché – usando un frammento del linguaggio di una persona dotata anche di scrittura e oratoria affascinanti- non è andato via solo un grande leader, bensì uno degli ultimi “sacerdoti del tempio”. Vale a dire una figura rappresentativa di una storia grandissima, quella che chiamiamo il comunismo democratico italiano. E che da tanti è ormai rimossa.

Infatti, fu partigiano, antifascista, dirigente della Federazione giovanile e poi del Pci (in Puglia e a livello nazionale), divenendone uno dei massimo esponenti. Giornalista e direttore dell’Unità, partecipò anche alla rivisitazione aperta e moderna del quotidiano. Pienamente immerso nello spirito togliattiano che connotò quella stagione formò un’intera cultura del partito di massa, Reichlin mantenne sempre un rapporto di dialogo fattivo con Pietro Ingrao, divenendo uno dei riferimenti dell’anima critica e legata ai movimenti degli anni sessanta e settanta. Un tratto peculiare: espressione leale della “linea”, ma sempre ibridando quest’ultima in modo coltissimo e creativo. In questo, vicino allo stile di Enrico Berlinguer in tutto e per tutto. Se non aderì mai a “il manifesto”, mantenne –però- vivo il rapporto con compagne e compagni dissidenti, fino a diventare il tramite del “rientro” che avvenne alla fine del 1984.

Partecipò alla costruzione del partito democratico nel 2007, presiedendo la commissione per la stesura del “Manifesto dei Valori”. Tuttavia, negli ultimi anni e fino ai suoi ultimi scritti ha mantenuto sempre forte il richiamo alle ragioni, non settarie ma attualissime, della sinistra.

Capace di discutere con il consesso economico mondiale, interprete di una necessità non contingente di ridare volto e strategia all’Italia progressista, Reichlin è stato compiutamente una delle più rilevanti personalità del paese.

Ci consegna un’eredità altissima. Sarà difficile e impervio raccogliere il testimone di una intelligenza e di una lucidità fuori dal comune. E di una bella politica di cui è stato appassionato interprete e cultore, fiero anzi di considerarsi ed essere un Intellettuale “generale”, esponente di una sfera non minore, bensì maggiore: la politica non come routine di potere, ma visione del mondo. E in tale cornice si sono formate intere generazioni. Grazie.

Vincenzo Vita

L’Associazione per il Rinnovamento della Sinistra si unisce al dolore della famiglia, degli amici e dei compagni che con lui hanno condiviso vita e lotta.

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