ALFIERO GRANDI
La vittoria di Hollande in Francia ha dato una spinta per fare uscire l’Europa dalla cappa opprimente dell’egemonia neoliberale che ha imposto pesantissimi tagli alla spesa sociale, ha condannato alla recessione e alla crescita della disoccupazione, di cui purtroppo la Grecia continua ad essere sfortunata capofila. Non si è esitato a condannare la Grecia al dramma sociale, fino a sconvolgerne il quadro democratico con l’elezione in parlamento di un gruppo dichiaratamente fascista. Troppi hanno girato la testa dall’altra parte accettando di fare svolgere alla Grecia il ruolo del reprobo in Europa, alla faccia della solidarietà e del modello europeo. L’egemonia neoliberale è un pericoloso nemico dell’Unione europea, per di più responsabile della crisi, e mentre costringe i paesi più deboli a pagare tassi usurai sul debito pubblico la Germania non riesce a collocare i suoi “bund” perché rendono troppo poco. Tra qualche settimana sapremo se la vittoria di Hollande verrà ulteriormente rafforzata dal voto per il nuovo parlamento francese. Questa opportunità l’Italia deve coglierla non solo infilandosi nella scia di Hollande ma cercando di rafforzarne l’impatto per dare una sterzata in Europa. Aggiungere alla linea della Merkel quella di Hollande è un’utopia. Prodi ha detto che la finanza espropria i governi e umilia la politica. La politica, in particolare la sinistra, deve cercare di non farsi umiliare e cogliere questa opportunità per mettere le briglie alla finanza, impedirne gli effetti sregolati sugli Stati, sull’economia reale, sull’occupazione.
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pubblicato:
10 maggio 2012
L’Associazione per il Rinnovamento della Sinistra presenta un nuovo incontro con Paolo Ciofi autore di ” La bancarotta del capitale e la nuova società, nel laboratorio di Marx per uscire dalla crisi” e promuove la discussione a partire dal suo nuovo libro coinvolgendo rappresentanti della politica, della cultura, delle forze sociali.
Vi aspettiamo a : Milano – martedì 29 maggio ore 18.00 – Casa della Cultura – Via Borgogna 3
Ne discuteranno: Paolo Ciofi , Giorgio Lunghini, Dino Greco, Onorio Rosati, Aldo Tortorella.
Modera: Ferruccio Cappelli
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pubblicato:
15 maggio 2012
PAOLO CIOFI
Il fiume di parole che ha inondato l’Italia a proposito dell’antipolitica si è ingrossato dopo il successo elettorale del movimento di Beppe Grillo. In realtà, di fronte al crollo del Pdl e alla pesante sconfitta della Lega (non compensata dall’eccezione di Verona), cui non corrispondono né un’ascesa del Pd e neanche l’emergere di una chiara alternativa di sinistra, non si può dire che si sia trattato di un successo così clamoroso. Mentre la crescita dell’astensionismo, che si situa ben oltre il 30 per cento, conferma una tendenza di fondo normalmente oscurata dagli ideologismi dell’antipolitica, come se questa non fosse l’interfaccia della politica. La questione di fondo normalmente oscurata è che una parte decisiva del Paese, peraltro maggioritaria, non solo non si sente rappresentata dai partiti esistenti, ma non ha, nella conformazione del sistema politico, né rappresentanza né rappresentazione. Parlo di coloro che subiscono le conseguenze più distruttive della crisi, soprattutto dei lavoratori dipendenti ed eterodiretti a cominciare dagli operai, nonché dell’insieme dei ceti subalterni e dei lavoratori autonomi, delle donne e dei giovani esclusi da una prospettiva di lavoro, che vivono nella precarietà e nella paura dell’avvenire. In queste condizioni, la politica, da spazio pubblico e strumento di lotta per l’uguaglianza e la libertà, e dunque per la trasformazione della società, è tornata ad essere un privilegio delle élite che esclude grandi masse. In altre parole, la politica è stata privatizzata a beneficio di una ristretta oligarchia di proprietari universali.
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pubblicato:
10 maggio 2012
MARIO AGOSTINELLI
Con un debito pubblico al 120 per cento del Pil e un’inflazione che supera il 3,%, l’Italia ha deciso di ammodernare il proprio apparato attraverso l’acquisto di aerei da caccia e navi da guerra e di destinare al bilancio difesa 2012 una cifra imponente pari a 19,9 miliardi di euro (l’1,22% del Pil). Novanta caccia F-35, al costo unitario di 135 milioni, a cui bisogna aggiungere 26 milioni per il motore, saranno acquistati e alla loro costruzione comparteciperà Finmeccanica con un risultato occupazionale di 1500 occupati. Ci si può chiedere se con i costi così esorbitanti dei programmi e delle guerre non sarebbe meglio investire lo stesso denaro in settori che garantiscano più posti di lavoro, benessere e pace per il Paese. Come calcolato dall’Università del Massachusetts, se investiamo un miliardo di dollari nella difesa abbiamo 11.000 nuovi posti di lavoro; 17.000 se lo impegniamo nelle energie rinnovabili e 29.000 se fosse speso nel settore dell’educazione. In questo post, però, vorrei enfatizzare gli aspetti legati ai terribili danni ambientali delle armi più distruttive e sofisticate che non si lesina ad acquistare ed impiegare, nonostante la crisi venga assunta a vincolo insuperabile per tagliare le uscite dello stato. Basta fare dei conti nei serbatoi o dietro gli scarichi dei velivoli seminatori di morte, per chiedersi per quale perversa ragione al governo Monti sembrino indispensabili e perché invece un sindaco come quello di Milano – Pisapia – abbia meritevolmente chiesto di rinunciarvi. Se guardiamo ai consumi, un aereo tipo F-15 Eagle consuma circa 16.200 litri/ora , un bombardiere B-52 12.000 litri/ora, un elicottero Apache 500 litri/ora. Un mese di guerra aerea calcolato su queste basi comporta l’emissione di 3,38 milioni di tonnellate di Co2, l’equivalente dell’effetto serra provocato in un anno da una città di 310 mila abitanti, grande poco meno di Bologna. Durante la guerra Desert Storm furono effettuati rifornimenti di carburante per missioni aeree per un volume di 675 milioni di litri, equivalenti a un pieno di circa 17 milioni di autovetture normali. Il serbatoio di un F-35 contiene 8391 kg di carburante. La combustione per ogni litro di carburante produce in media 2,5 kg di CO2, dunque lo svuotamento dell’intero serbatoio di un F35 ( un viaggio andata e ritorno nelle missioni in medi oriente) produrrebbe circa 21mila kg di anidride carbonica, pari all’emissione giornaliera di 1000 abitanti del nostro Paese. Questi dati chiariscono cosa significhi non solo per i “nemici”, ma anche per tutta l’umanità e le generazioni future avventurarsi nella soluzione armata dei conflitti. Stiamo subalternamente rincorrendo gli Stati Uniti, che invece stanno perdendo terreno velocemente nei confronti della Cina nel campo dell’economia verde anche per colpa dell’enorme spesa militare che sottrae risorse agli investimenti pubblici per mitigazione e adattamento climatico.
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pubblicato:
15 maggio 2012